Moda plus-size, “Femme” debutta a Bologna. Ma i negozi ‘per ciccione’ restano decentrati

In Italia la categoria dei negozi di abbigliamento plus-size sono afflitti da un irrimediabile decentramento e scarsissima visibilità. Forse perché la sua utenza gode di scarsa reputazione?

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Trovare un negozio di abbigliamento per taglie comode nelle città italiane? È come cercare un ago in un pagliaio.

Se vi è capitato di visitare città straniere e di fare un giro per le zone dello shopping, sarete automaticamente incappati in negozi o centri commerciali con sezioni dedicate all’abbigliamento in taglie forti. E in Italia? Non è affatto facile trovarli, spesso non ce n’è traccia nemmeno su internet. E, soprattutto, raramente sono ubicati nelle vie principali dello shopping. Insomma, si potrebbe dire che in Italia la categoria dei negozi di abbigliamento plus-size sia afflitta da un irrimediabile decentramento e scarsissima visibilità. Forse perché la sua utenza gode di scarsa reputazione?

Parlo per esperienza diretta, ma il problema mi è stato segnalato da molti. Mi sono decisa ad affrontare la questione dopo aver letto della recente apertura di “Femme Curvy Concept Store” a Bologna, ad opera della blogger di Ci metto la curva Marianna Lo Preiato. Perché? Perché sembra essere l’ennesimo esempio di negozio di abbigliamento curvy situato in una zona decentrata, quando potrebbe meritare di trovarsi in un’area più frequentata e visibile. Tanti potrebbero essere i motivi ragionevolissimi per cui sia stata scelta tale ubicazione, infatti non entro nel merito di questo caso specifico. Mi avvalgo della notizia solo per dare il là al discorso (e faccio i miei migliori auguri e sinceri complimenti a Marianna, sperando di poter visitare presto il concept store).

La situazione, ai miei occhi, è la seguente: generalmente i negozi di abbigliamento per taglie forti non si trovano per pura casualità, passeggiando nei centri storici delle città italiane. Ci si arriva se si è informati. Le vie centrali dello shopping sono ormai colonizzate dalle multinazionali della moda, che sia Zara o Chanel, o dai franchising nazionali: dunque, pare non ci sia spazio per piccoli o grandi commercianti intenzionati a commercializzare taglie forti. Però, le grandi catene e i monomarca presenti in queste aree commerciali potrebbero vendere capi plus-size. Giusto? E perché ciò, troppo spesso, non avviene? Come mai i punti vendita di H&M in via del Corso a Roma o a corso Buenos Aires a Milano o nel centro storico di Palermo non presentano al loro interno le collezioni plus-size? Come mai il punto vendita milanese di Elena Mirò in corso Buenos Aires tiene solo le collezioni For.Me che vestono fino alla taglia 52, escludendo, quindi, i capi per un’utenza dal fisico più abbondante? Perché Fiorella Rubino o NKD nella mia città si trovano in aree commerciali periferiche, mentre nel cuore pulsante dello shopping cittadino non trovo negozi adeguati al mio fisico? Perché la commercializzazione di taglie forti viene spesso tenuta alla larga dai circuiti “in” dello shopping?

Lo scorso luglio a Milano un assistente alle vendite mi ha detto “Signorina, si sbaglia: H&M non tratta taglie plus”. Un episodio apparentemente banale come quello del commesso impreparato potrebbe celare uno dei tanti campanelli d’allarme: ai clienti plus-size le case di moda riservano scarsa attenzione (ricordate il sito italiano di Violeta by Mango con le tabelle delle taglie sbagliate nei primi giorni dopo il lancio?). E quelle che potrebbero essere giustificate come scelte commerciali mirate rischiano di apparire politiche discriminatorie perpetrate dalle aziende della moda ai danni della società. Probabilmente, prima ancora di analizzare le disfunzioni dei processi di vendita dei capi plus-size, bisognerebbe risolvere la questione della scarsa produzione – o della produzione insoddisfacente da un punto di vista qualitativo – di abbigliamento in taglie comode. Certo, il problema a monte è grosso: l’offerta è inadeguata rispetto alla domanda. Tuttavia, se l’esigua produzione di abbigliamento plus-size non viene posizionata sul mercato in maniera efficace, se i punti vendita sono poco accessibili e scarsamente pubblicizzati, i fruitori, di conseguenza, potrebbero avere una percezione ben peggiore della realtà. E mi pare che sfiducia e sconforto siano oramai palpabili.

Se anche voi pensate sia complicato trovare negozi di riferimento per taglie comode, insieme potremmo fare qualcosa: realizzare, con il contributo di ciascuno, una mappa completa dei punti vendita in Italia per plus-size, mono o multi marca. In questo blog ho già inserito una sezione Shopping in cui elenco i brand di mia conoscenza. Ma possiamo fare di meglio e mappare uno ad uno tutti i negozi. Se volete partecipare, basta lasciare un commento o scrivere a fattyfair@gmail.com.

Per concludere, vi lascio qualche informazione su  “Femme Concept Store“, dato che l’ispirazione per questo articolo è arrivata da lì. Il negozio è stato inaugurato a Bologna sabato 27 settembre in via Bellaria 28/H. Madrina d’onore l’attrice Simona Izzo, che ha lanciato un messaggio alle donne e ai giovani: “la bellezza non dipende dalla taglia che porti o dal peso che leggi sulla bilancia, ma dall’armonia che esprimi amando orgogliosamente ogni piccola o grande imperfezione del tuo corpo”.  Il Femme – Curvy Concept Store è nato come provocazione necessaria per dare risposta a tutte le donne che non si sentono rappresentate e considerate dal mondo della Moda. Negozio di abbigliamento multimarca, ma anche un ambiente in cui Fashion e Cultura si armonizzeranno all’insegna della Curvy Revolution. Al suo interno ci sono anche accessori, scarpe, borse, occhiali, gioielli, trucchi e punta ad essere un punto di riferimento per la community curvy, i suoi sostenitori, creativi e stilisti. Marianna, un grande in bocca al lupo! Aspetto anche da te qualche informazione sui negozi plus-size della tua zona (oltre al tuo, ovviamente!).

Inaugurazione "Femme - Curvy concept store"
Inaugurazione “Femme – Curvy concept store”  – Foto: courtesy Marianna Lo Preiato

Dove comprare abbigliamento per taglie forti


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4 thoughts on “Moda plus-size, “Femme” debutta a Bologna. Ma i negozi ‘per ciccione’ restano decentrati

  1. Sono una curvy…naturalmente vestirmi non è facile!!!!mi piacerebbe aprire uno storie solo per taglie morbide…..sogno che restera’nel cassetto……

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  2. a me i negozi specializzati italiani spesso respingono, trovo poco che corrisponda al mio gusto, spero sinceramente che l’iniziativa di marianna sia aperta a tante nuove opzioni per come è presentata, ma per quanto riguarda il discorso generale ti dirò che anche le hrandi marche come Ronaldi e Mirò che hanno negozi centrali li camuffano da negozi qualsiasi. Ultimamente Mango ha ampliato la distribuzione di Violeta, per esempio, e ho notato che la distribuiscono in un punto vendita del centro storico, l’unica cosa è la comunicazione e il fatto che in realtà Violeta non sia un vero brand plus size, ma solo una estensione di taglia regolare che veste massimo una 52. La pubblicità che indicava che Violeta era ora distribuita in centro nella mia città mostrava una modella taglia regular e non aveva indicazioni di sorta sul tipo di vestibilità della collezione. Che senso ha, mi sono chiesta… Comunque il plus size è sempre stato visto in italia -anche più che all’estero- come una nicchia di serie b dell’abbigliamento. L’altro giorno sono entrata in un negozio la cui titolare mi aveva chiesto di fare una visita, anche questo si trova in centro storico a Padova, i prezzi non erano così male e c’erano buoni sconti, ma lo stile mi ha lasciato poco entusiasta, del resto non mi è stata chiesta una collaborazione, ma solo una visita, probabilmente nella speranza che ne avrei parlato sul blog. Ma sinceramente, non sarei mai entrata nel negozio per acquistare perché l’immagine proposta dal marchio è di donne di taglia regolare, la testimonial per esempio è Elenoire Casalegno. I titolari hanno almeno messo in vetrina specificate le taglie che vestono, ma per l’immagina proposta dall’azienda (un franchising) non sarebbe stato intuibile per me. Comunque c’è da tenere anche in conto che i negozi più centrali sono più costosi e quindi prediletti dai marchi più forti economicamente. Segnalo, però, che nella mia città c’era un negozio Mirò in centro storico ed è stato tolto non so bene per quale scelta, anche se non sono una cliente.

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