6 Giacche di pelle taglie forti: dove comprarle + outfit plus-size

Giacche in pelle per taglie comode 2017:  dove comprare online e in negozio

La mia missione delle ultime settimane era trovare giacche in pelle per taglie forti e fare una selezione dei capi migliori (secondo me). Per poter scegliere il chiodo più adatto a me.

Volevo una giacca passe-partout, con uno stile intramontabile. La volevo funzionale, bella, da indossare negli ultimi giorni di freddo e per tutta la primavera. Missione compiuta!

In questo articolo vi mostro la giacca in pelle per taglie comode che ho comprato per me, e come la indosso con un outfit plus-size casual.

Devo dire che ho impiegato molto tempo a selezionare i giubbotti da donna delle collezioni 2017. Ho vissuto qualche giorno di smarrimento. Ho persino pensato che non avrei mai trovato la giacca giusta per me. Però, alla fine, fare ricerche approfondite ripaga sempre.

Se stai cercando una giacca in pelle taglie forti, ti aiuto a portarti avanti nella ricerca. Voilà!

Taglie forti, 5 giacche in pelle consigliate per le donne curvy

Iniziamo subito parlando delle giacche in pelle per taglie comode che mi sono piaciute di più. Vi mostro una selezione di 5 capi in pelle o finta pelle che potete comprare nei negozi fisici o online.

Giacca in pelle curvy Violeta by Mango

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Giacca in pelle taglie forti Violeta by Mango: guarda qui
Costo: € 139,99
Taglie: fino alla 56 (ma il brand vende fino alla taglia 58)
Disponibile su: e-commerce e negozio fisico

Quest’anno da Violeta by Mango il chiodo è… un chiodo fisso! Mi piace tantissimo la selezione di giacche in pelle ed ecopelle per la primavera 2017. I modelli sono tutti estremamente alla moda, ma anche intramontabili. Interessante la scelta dei colori: oltre alla classica giacca in pelle nera o marrone c’è pure il bianco, il rosa e l’arancione.

La mia preferite, come vedete nella foto, ̬ la classica giacca in pelle nera stile biker. Ma confesso che Рbudget permettendo Рavrei comprato anche quella arancione, per dare un vivace tocco di colore ai miei outfit plus-size da giorno.

Giacca in pelle plus-size Asos Curve

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Giacca in pelle taglie comode Asos Curve: guarda qui
Costo: € 119,99
Taglie: fino alla 60
Disponibile su: e-commerce

Unica giacca in pelle a marchio Asos Curve di quest’anno. Ma sappiamo che Asos rivende anche altri brand d’abbigliamento taglie forti. Infatti, è possibile trovare anche altri capi interessanti.

Come al solito, lo stile è molto pop e frizzante: non mancano le proposte estrose, come la giacca in pelle con fiori ricamati di New Look o il chiodo con applicazioni in stile tattoo di Alice & You, due trend molto in voga nel 2017.

Giacca in pelle taglie comode Balsamik

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Giacca in pelle taglie comode Balsamik: guarda qui
Costo: € 219,95
Taglie: fino alla 58
Disponibile su: e-commerce

Nel sito LaRedoute ci sono giacche in pelle molto interessanti. A giudicare dal prezzo, sembrerebbero anche di alta qualità. La mia preferita è questa a marchio Balsamik: linee molto minimal rispetto alle altre, e questo le dona un aspetto elegante e sofisticato.

Non male le altre opzioni di R Essentielle e R Studio. Purtroppo, il mio chiodo preferito della collezione è quello ceruleo di R Mademoiselle, che arriva solo alla taglia 50.

Giacca in finta pelle curvy H&M

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Giacca in finta pelle curvy H&M: guarda qui
Costo: € 49,99
Taglie: fino alla 54
Disponibile su: e-commerce e negozio fisico

H&M taccagno con la varietà di taglie e anche con i modelli. Questa è l’unica giacca disponibile sinora, e arriva a vestire solo fino alla taglia 54. Ma non posso fare a meno di consigliarla, per il prezzo decisamente abbordabile. Il classico modello biker, ottimo se volete questo genere di chiodo e disponete di un budget limitato.

Giacca in similpelle taglie comode Marina Rinaldi

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Giacca in ecopelle plus-size Marina Rinaldi: guarda qui
Costo: € 189
Taglie: fino alla 60
Disponibile su: e-commerce e negozio fisico

Le giacche in pelle taglie forti di Marina Rinaldi mi piacciono tantissimo! Ero indecisa tra due modelli da consigliare, ma alla fine ho scelto questo perché non è il classico chiodo biker.

La fodera in jersey a righe rinnova un capo classico prospettando nuove occasioni d’uso. Ma per le fedelissime dello stile più “aggressivo”, c’è anche una giacca in pelle con borchie sulle spalle.

La giacca in pelle taglie forti che ho scelto per me

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Giacca in finta pelle Fiorella Rubino: guarda qui
Costo: € 119,95
Taglie: fino alla 58
Disponibile su: e-commerce e negozio fisico

Per me la collezione di giacche in pelle per taglie comode di Fiorella Rubino quest’anno si merita il primo posto. C’è una buona varietà di modelli e colori – nero, marrone, fucsia, rosso – e un occhio di riguardo alla vestibilità.

La giacca che ho acquistato io, così come altre della collezione primaverile 2017, sembra nascere da un pensiero molto intelligente: rendere più confortevole un capo solitamente “rigido” come il chiodo.

Infatti, è realizzata in finta pelle e inserti in jersey sui fianchi e sulle maniche, che migliorano la vestibilità dell’indumento. In sostanza, soddisfa i due requisiti che reputo essenziali per l’abbigliamento taglie comode: adattarsi a un fisico formoso ed esaltare le curve grazie al taglio affusolato.

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Outfit plus-size: Giacca in pelle e look casual | Fatty Fair Blog

👗 Cosa indosso

Giacca in finta pelle – Fiorella Rubino
Giacca fluida con stampa etnica – NKD
Dolcevita – Kiabi
Jeggins rossi – Fiorella Rubino
Sneakers fluo – Yamamay
Occhiali da sole – Asos

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Outfit plus-szie: Giacca in pelle e look casual | Fatty Fair Blog

 

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Outfit plus-szie: Giacca in pelle e look casual | Fatty Fair Blog
Outfit plus-size in formato ridotto oggi.

In questo periodo sto più dietro l’obiettivo che davanti!

Ho scelto questo outfit per comodità. Gita domenicale al Lago Trasimeno (Umbria) per provare la nuova relfex. Non che la macchina fotografica avesse bisogno di fare alcun test: dovevo verificare io se sono completamente incapace a usarla oppure no.

Insomma, è stata l’occasione per provare anche la comodità della giacca in pelle appena acquistata. L’ho trovata pratica e funzionale, grande libertà di movimento, non mi sono mai sentita costretta. Prova superata a pieni voti.

Confesso che all’inizio ero tentata di acquistare la giacca in pelle online. Stavo facendo tipo ambarabà-ciccì-coccò tra le opzioni di Violeta by Mango e Asos.

Poi, sono entrata in un negozio Fiorella Rubino, ho provato le loro giacche e ho abbandonato immediatamente l’idea di avventurarmi in un acquisto “alla cieca” su internet.

Come sapete, sono una grande sostenitrice degli e-commerce di abbigliamento per taglie comode, specialmente stranieri: spesso sono l’unica ancora di salvezza, in mezzo a un mare di vestiti informi e morfiticanti facilmente reperibili nel negozio sotto casa.

Però, quando un produttore nostrano – che si rivolge al pubblico plus-size – fa bene il suo lavoro, allora, bisogna riconoscerlo.

E vi dirò di più: da Fiorella Rubino trovo sempre più frequentemente capi disegnati veramente bene, che vestono la donna curvy proprio come si dovrebbe. Generalmente, sono anche i vestiti più costosi 😀

Infatti, scelgo questo negozio solo quando devo fare un investimento importante: abiti da cerimonia, formali, giacche e cappotti…

L’ho detto pure alla commessa:

“Ogni volta che entro qui, spendo più di quanto possa permettermi. Ma mi date sempre delle grandi soddisfazioni”.

Beh, ha gradito la schiettezza.

Scopri dove comprare
abbigliamento per taglie forti


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L’ommemmerda (l’uomo di merda)

Non c’è “se lo conosci, lo eviti” che tenga. L’ommemmerda è l’insospettabile per eccellenza.

Una vita apparentemente normale, posizione sociale di tutto rispetto, stimato dagli amici e salutato con affetto dai vicini di casa.

É una cellula dormiente.

Entra con passo leggero e animoso nell’esistenza delle donne che desidera.
Indossa con maestria e naturalezza la maschera da questo-è-quello-giusto.

Traffica armi di seduzione e spaccia amore.
Ruba cuori e contrabbanda false speranze.

Prima di coricarsi, recita a memoria i versetti del testo sacro della fica.
Al risveglio, compone dolci messaggi di buongiorno per le donzelle ignare del suo harem.

Fino al momento in cui sferra il suo attentato terroristico.

Un ordigno che esplode, dal nulla, nel bel mezzo della quotidianità.
Uccide desideri. Scaraventa via brandelli di sentimenti. Polverizza certezze. Riduce gioie in macerie.

Ma lui mica si immola…
Si gusta la scena a distanza di sicurezza. I piedi pronti a rimettersi in marcia.

Lo zaino in spalla con qualche buona dose di fiducia da piazzare sul mercato nero dell’amore.

Quell’uomo di merda.

Come molti delinquenti seriali, ha un profilo ben delineato. Non è difficile ricostruire le operazioni e le circostanze dei suoi attentati. Entrando nella mente del criminale, è possibile persino prevedere con una certa precisione le mosse che farà e individuare le sue prossime vittime.

E quindi, oggi ci dilettiamo ad analizzare l’anatomia dei crimini d’amore dell’ommemmerda.

Le fasi di un attentato d’amore

1 – Il piano criminale

L’ommemmerda è un professionista della truffa d’amore seriale. La strategia criminale ordita ai danni delle donzelle ha una collaudata perfezione da manuale. Una macchina ben oliata a cui si aggiungono componenti di alta precisione come improvvisazione e personalizzazione.

L’ommemmerda è un t(r)ombeur des femmes sequenziale che non si accontenta della scopata. Lui la fica la vuole in brodo di giuggiole. Vuole l’ebbrezza dell’illusione d’amore. Per ottenere ciò, abbatte le barriere emotive delle donne, affinché si concedano a lui completamente, con fiducia.

É un ricettatore di sentimenti acquistati con i mezzi illeciti dell’inganno.

2 – La scelta delle vittime

L’ommemmerda sceglie con grande accuratezza l’oggetto dei suoi efferati crimini. Il suo spirito potrà non esser mai pago di liaisons adrenaliniche, ma di certo non si accontenta del primo match che gli esce su Tinder. Deve piacergli la ragazza.

La recidività del crimine nasce proprio dal piacere. Poi, se non fosse realmente attratto, come farebbe a sembrare così sincero quando di lì a poco sussurrerà alla sua vittima:  

“Mia madre mi dice di non fidarmi delle donne con gli occhi belli. Ma voglio correre il rischio. Anche d’innamorarmi”.

3 – L’approccio

L’ommemmerda studia il profilo della sua vittima. Si prepara.

I social network sono la sua principale fonte d’informazione. Sonda interessi, attività, stati d’animo, status di Facebook, spulcia curricula su LinkedIn e trangugia con avidità foto su Instagram.

Prima di metter piede nella vita reale della sua vittima, è già entrato nella sua vita virtuale. Sa tutto, è pronto. Pronto a esporre la sua opinione sulla vicenda politica x che aderisce fedelmente agli ideali della sua prossima fiamma. Pronto a sciorinare citazioni dei film e libri che lei adora. É un mago del trasformismo.

4 – Le manovre di avvicinamento

Il primo contatto diretto può avvenire in tanti modi diversi. Se i due si conoscono, talvolta è sufficiente un apprezzamento del tutto estemporaneo durante un incontro di lavoro o una serata tra amici. Se la conoscenza è solo virtuale, superate le prime frasi di circostanza, l’ommemmerda intavola una conversazione coinvolgente, dritto per dritto.

In questa fase, la sua strategia consiste nel mostrarsi sempre interessato a ciò che la donna fa, pensa, dice. Una mossa che fa sempre presa su noi donne. Che ci scorrono parole nelle vene, mica sangue.

L’ommemmerda è curioso, fa domande e riesce a comprarsi l’attenzione della sua vittima.

5 – Il corteggiamento

L’ommemmerda sa come corteggiare. A differenza dei suoi amici che non vanno affatto per il sottile, lui sa fare il galantuomo. Il primo appuntamento solitamente è un capolavoro da incorniciare. Così bello che è impossibile archiviarne il ricordo, anche col senno del poi e l’animo ferito.

Penetra la donna con lo sguardo, le parla con voce suadente, coglie al volo ogni opportunità per instaurare un fugace contatto fisico, ride con compostezza e gli occhi pieni di tenerezza alle mosse timide e imbranate della sua vittima.

Dice qualcosa per flirtare, cavalca la scia di silenzio lasciata dalla sua frase a effetto portandosi il bicchiere di vino alle labbra, affonda il suo sguardo affilato negli occhi della sua donna, mentre lei china un po’ il capo e la giuggiola le va in brodo.

Quando è particolarmente abile, l’ommemmerda riesce a portarsi a letto la sua vittima sin dalla prima uscita.

Dopo il sesso, alla donna potrebbe anche bastare questo: bella serata, l’orgasmo non è una chimera, forse c’ho uno scopamico nuovo, esperienza sicuramente da ripetere. Ma non sa quale pericolo incombe su di lei.

6 – La conquista della fiducia

Nel day after l’ommemmerda si gioca il tutto per tutto. Al mattino, manda alla sua vittima un messaggino dolce e vagamente maldestro, per dare l’idea di essere tradito dall’emozione. Lei risponde, con gentilezza, ma senza troppi fronzoli: niente robe sdolcinate che altrimenti le scombinerebbero la dieta senza zuccheri.

Andarci piano. É questo il mantra dell’inconsapevole vittima di un’ommemmerda. E lui, scaltro com’è, si adegua ai ritmi di lei, ma spostando il rapporto verso una dimensione via via più intima e complice. L’astuto architetto dei castelli in aria…

Nel giro di pochi giorni o settimane, tramuta la sua fiamma in confidente, consigliera, compagna di risate e la ripaga da amante generoso e premuroso. Anche lei pian piano si apre e inizia a concedergli fiducia. Non stanno proprio “insieme”, ma quello sembra il seme di una fiorente relazione d’amore. Allora, in un momento apparentemente casuale, l’ommemmerda proferisce una frase semplice e pericolosissima, come una bomba carta: “io con te ci sto davvero bene”. La fine è ormai vicina.

7 – La costruzione degli alibi

Dopo aver pesantemente drogato la vittima con la potente pozione dell’illusione, l’ommemmerda si concentra sulle fasi finali del piano. La droga certamente inebetisce la donna al punto giusto, ma c’è bisogno di costruire degli alibi di ferro per giustificare i cambiamenti che si verificheranno da ora in poi.

Lei: Ti ho chiamato tanto ma non hai risposto.
Lui: Eh, tesoro, riunione massacrante: l’espansione aziendale si avvicina, dobbiamo metterci sotto a lavorare.

Lei: Mi hai detto che non saresti uscito stasera, invece la mia amica ti ha visto fare l’aperitivo con una biondona
Lui: Ah sì, certo: dopo la riunione Magda ha insistito perché mi fermassi a discutere i dettagli del piano di espansione con lei… Pare che sarò una figura chiave in questo processo.
Tesoro, scusami per questo periodo un po’ così. Sai cosa ho voglia di fare? Vorrei portarti a cena nel posto del primo appuntamento, spogliarti con gli occhi come ho fatto quella sera, e poi trascinarti a fare l’amore nel bosco come la prima volta.

8 – La preparazione dell’attentato

L’ommemmerda è ormai completamente assorbito in questa operazione di “espansione aziendale”, leggasi: invasione delle mutande di una che lo attira più dell’altra. Fa l’amore in maniera distratta, l’orgasmo della sua donna torna a essere una chimera, conserva le droghe pesanti per la prossima vittima.

Si limita a far promesse: “Tesoro, quando tutto questo sarà finito, non ti sbarazzerai più di me. Porta pazienza”. Lei un po’ gli crede e un po’ no. Non è più fatta di illusioni e non va nemmeno in crisi d’astinenza. Si sforza di essere ragionevole, che nella vita ognuno deve concentrarsi sui propri obiettivi, mica c’è solo l’ammmore. Si vedrà.

9 – Il delitto

L’ommemmerda sgancia la bomba al tritolo all’improvviso. Con la stessa nonchalance con cui tira lo sciacquone dopo aver defecato.

Nella maggior parte dei casi, l’ordigno consiste nel suo silenzio, nella sua assenza. Scompare. Fa perdere completamente ogni sua traccia. E si sa che un silenzio può essere più doloroso e assordante di mille parole.

Se questo racconto è un climax, ora dovremmo essere alla fase pirotecnica. E invece no. Perché l’ommemmerda non si scompone. Non si presta al confronto. Non litiga. Non argomenta.  

Quando gli vengono chieste spiegazioni, può sentenziare:

  1. Non sono più sicuro di cosa voglio
  2. Sei impossibile. Non mi va di entrare in polemica
  3. Lo sapevamo entrambi che non era una storia seria

10 – La fuga

L’ommemmerda svanisce. Così. Con lo stesso impalpabile battito d’ali con cui è arrivato. Lascia dietro di sé un solco di quesiti irrisolti che convergono necessariamente verso una soluzione univoca: è stato tutto un bluff.

L’analisi a posteriori del delitto

La domanda che fa immediatamente seguito a ogni tragedia è: poteva essere evitata?

Le difese erano sottodimensionate rispetto al potenziale rischio cui la vittima era esposta direbbe un esperto di sicurezza.

Questi soggetti sono tra di noi, vivono alla nostra maniera, hanno un grado di adesione alla nostra cultura e una capacità di mimesi tale che rendono arduo il compito di chi tenta di individuarli direbbe un sociologo.

Avremmo ragione di ipotizzare che il soggetto sia legato a un gruppo del crimine organizzato che si avvale di cellule dormienti disseminate in svariati centri nevralgici del Paese. Queste ore, immediatamente successive alle deplorevoli vicende, sono cruciali per la ricostruzione della rete del malaffare direbbe un criminologo.

Le istituzioni si sono sinora prodigate per garantire altissimi ed efficienti standard di sicurezza. Aggiorneremo la mappa di quelle che riteniamo aree sensibili. Alzeremo i livelli di guardia. Faremo in modo che atti come questi non si ripetano direbbe un politico.

In conclusione, è possibile difendersi dalla minaccia dell’omemmerda o no?

Si può prevenire un attentato d’amore?

La risposta non può essere semplicemente: sì.

Ma ci sono modi per evitare la catastrofe. Vorrei suggerirne uno:

  • Ciao, mi attizzi un casino. Scopiamo?
  • Scopiamo.

Onestà, apertura mentale, rispetto e parità costituiscono SEMPRE un’ottima base per qualunque tipo di relazione.

Il caso è chiuso.

E tu come ti difendi dall’ommemmerda?

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Il guanto della sfida. La storia d’amore che nessuno racconta #BodyPositeamIT

Vi lancio una sfida.

Ma non ci sarà spargimento di sangue.
Si può lottare pacificamente.
E questo tipo di approccio è tutto da esplorare, ve lo garantisco.

Getto il guanto della sfida.

E sono curiosa di sapere chi lo raccoglierà.
Quanti lo faranno.
Quanto coraggio e tempo serviranno per cimentarsi nell’impresa.

Se vi sembra di essere piombati in un racconto cavalleresco, forse non avete tutti i torti.

E, infatti, sullo sfondo di questa storia c’è un antefatto – proprio come in ogni racconto.

Domani, 14 febbraio, è San Valentino, la festa degli innamorati. Noi blogger del #BodyPositeamIT (di cui faccio parte) oggi trattiamo l’argomento in maniera “laterale”, affidandoci, però, a un tema strettamente correlato all’amore e a San Valentino:

il colore rosso

Ognuna di noi oggi omaggia il colore rosso con un outfit plus-size e pensieri en pendant.

Qui i riferimenti per andare a vedere le proposte delle mie compagne di body positivity:

Tondamente Curvy Bloghttp://www.tondamentecurvyblog.com/
Mixelchichttp://www.mixelchic.it/
Curvy Nene – Irene Mastronardohttps://curvynene.wordpress.com/
Plus kawaiihttp://www.pluskawaii.com/
La Diva delle Curvehttp://www.divadellecurve.com/
MorbiDanù – http://morbidanublog.blogspot.it/

Per mia deformazione, non ho potuto fare a meno di costruire un enorme castello a partire da un piccolissimo spunto di ispirazione.
Ringrazio per questo l’ingegnere, l’architetto e la manovalanza di cantiere che lavorano instancabili nella mia testa.

Fatto il castello, ci vuole una storia cavalleresca. E, quindi, la sfida.
Non ci sono cavalieri e principesse. Ma c’è l’amore. E ce n’è per tutti.

“Il guanto della sfida” è una storia d’amore che nessuno racconta.

O meglio, c’è qualcuno che la conosce e la narra da sempre.
Ma non ha a disposizione i potenti mezzi della Disney.
Per questo, sono pochi ad averla ascoltata, ricordata e interiorizzata.

La storia d’amore che nessuno racconta a me l’hanno raccontata.
Ed è più o meno così.


La storia d’amore che nessuno racconta è quella di un amore innato.
Che dovrebbe essere per propria natura abbracciato.
Ma finisce talvolta per essere accantonato.
La storia d’amore che nessuno racconta è quella di un’estenuante lotta.
É cercare di riparare la propria anima che sembra rotta,
perché tutt’attorno c’è chi contro di noi complotta.
La storia d’amore che nessuno racconta viene additata di essere retorica.
Una “conquista” scontata e ritenuta persino antistorica.
Una cosetta da niente per gentaglia euforica.
La storia d’amore che nessuno racconta nella vita è la più importante.
É l’unica ad essere in ogni attimo necessaria e confortante.
É quella con noi stessi, che siamo la nostra unica colonna portante.
A voi tutti lancio il guanto della sfida:
la mia piccola provocazione, affinché qualcuno decida
che in se stesso da oggi confida.

La storia d’amore che nessuno racconta ve l’ho messa in rima.
Così magari vi entra meglio in testa.

E facendo una cosa mai fatta prima,
celebro la mia storia d’amore con un’insolita festa.

(Ok ora basta con i versi che sembro cretina)

Sperando di ispirarvi con un pizzico di body positivity, condivido con voi il regalo che mi sono fatta per San Valentino.

Una serie di autoritratti dedicati solamente a me stessa.

Chissà, magari anche voi, come me, un giorno vi scoprirete (con sommo stupore) a vostro agio in una mise sensuale.
Se volete provare, domani è il giorno giusto per farlo 😉

Look con un tocco di rosso per San Valentino | Fatty Fair Blog
Look con un tocco di rosso per San Valentino | Fatty Fair Blog

 

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Look con un tocco di rosso per San Valentino | Fatty Fair Blog

👗 Cosa indosso

Sottoveste – Lovedrobe
Reggiseno – Bonprix
Guanti in pelle – Valentino (vintage)
Rossetto –Kiko Unlimited Stylo n. 07

Look con un tocco di rosso per San Valentino | Fatty Fair Blog
Look con un tocco di rosso per San Valentino | Fatty Fair Blog
Look con un tocco di rosso per San Valentino | Fatty Fair Blog
Look con un tocco di rosso per San Valentino | Fatty Fair Blog
Look con un tocco di rosso per San Valentino | Fatty Fair Blog
Look con un tocco di rosso per San Valentino | Fatty Fair Blog
Look con un tocco di rosso per San Valentino | Fatty Fair Blog
Look con un tocco di rosso per San Valentino | Fatty Fair Blog
Look con un tocco di rosso per San Valentino | Fatty Fair Blog
Look con un tocco di rosso per San Valentino | Fatty Fair Blog

Foto: autoritratti, Marica Remoli

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Bullismo e violenza: la mia esperienza

Oggi, 7 febbraio 2017, ricorre la I° Giornata Nazionale contro il Bullismo a Scuola istituita dal MIUR.

Fatty Fair Blog insieme ad altri blog indipendenti vuole trattare oggi il tema del bullismo e della violenza, per sensibilizzare le persone e favorire la creazione di una coscienza collettiva.

Questa iniziativa è nata in seno al gruppo #BodyPositeamIT, blogger indipendenti che vogliono diffondere la cultura della Body Positivity in Italia.

In questo video racconto la mia esperienza con il bullismo e gli atti di violenza in generale, facendo luce sugli effetti che restano talvolta sommersi.

Andate a vedere come hanno affrontato l’argomento le altre blogger del #BodyPositeamIT:

Tondamente Curvy Bloghttp://www.tondamentecurvyblog.com/
Mixelchichttp://www.mixelchic.it/
Curvy Nene – Irene Mastronardohttps://curvynene.wordpress.com/
Plus kawaiihttp://www.pluskawaii.com/
La Diva delle Curvehttp://www.divadellecurve.com/

 

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Vestito da cerimonia taglie forti: outfit e consigli per comprare nei negozi fisici

Scopri dove comprare
abbigliamento per taglie forti

Proprio in questi giorni nei negozi fisici e negli shop online stanno arrivando i vestiti da cerimonia per taglie forti.

La ricerca dell’abito elegante perfetto solitamente inizia verso la primavera – aprile e maggio sono i mesi del boom degli acquisti – ma mi piace prendere le cose in anticipo.

Quanto meno, perché mi sento in colpa verso le mie amiche.

Dovete sapere che loro – le mie amiche – si arrovellano il cervello dall’anno scorso, pensando ai loro outfit per le cerimonie a cui parteciperemo in questa estate 2017…

E pensare che sono io la patita di moda del gruppo!

Da mesi è aperta la discussione su abiti corti, abiti lunghi, completi a due pezzi, tailleur, pantaloni, stole, consigli per i vari tipi di fisico. E tutto mi porta a chiedermi, puntualmente: “come posso tirarmi fuori
da questa conversazione?”.

Per di più, manco a dirlo, nel nostro gruppo di Whatsapp è tutto un pullulare di foto di vestiti eleganti, ovviamente indossati dalla modella bonazza di turno che non c’entra niente con me né con nessuna delle mie amiche.

E come fai a farti un’idea così?

In cuor mio, ho pensato di aver sprecato troppe serate a parlare di tutto e di niente. Quando, invece, avrei potuto guardarmi intorno, andare a parlare con il tipo carino seduto al bancone, per esempio.

Poi un sabato sera mi sono alzata e sono andata a parlarci con il tipo carino che mi fissava ogni weekend, da due mesi.

Ma appena ha aperto bocca, ho capito di essere al sicuro solo al tavolo delle mie amiche. A parlare di vestiti con le ruches e solette in gel da schiaffare nelle decolleté.

Così, dopo aver procrastinato per lungo tempo, mi sono concentrata sul tema che sta incredibilmente a cuore alle mie amiche e ancor più a grandissima parte dei miei lettori: come trovare un vestito da cerimonia per taglie forti.

Ho preparato un outfit a tema, con l’aiuto dei miei amici di Argentina Mode, negozio di abbigliamento per taglie comode multimarca a Spoleto, che mi hanno aiutato a studiare un look per un’ipotetica cerimonia, scegliendo tra le proposte di numerosi brand italiani.

E ho pensato che fosse il caso di dare dei consigli seri a una fetta di pubblico molto ampia: le donne che acquistano i vestiti per taglie forti nei negozi fisici e non online.

Look taglie forti: il vestito da cerimonia per ogni età e fisico

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Outfit plus-size: vestito da cerimonia | Fatty Fair Blog

👗 Cosa indosso

Abito a tubino in pizzo + blusa – Luisa Viola
Ballerine – Mauro Giuli
Clutch – no brand
Cintura – hand made

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Outfit plus-size: vestito da cerimonia | Fatty Fair Blog
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Outfit plus-size: vestito da cerimonia | Fatty Fair Blog
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Outfit plus-size: vestito da cerimonia | Fatty Fair Blog
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Outfit plus-size: vestito da cerimonia | Fatty Fair Blog

Scegliere i modelli di vestiti da cerimonia per taglie forti

In questo articolo voglio focalizzarmi sulle esigenze delle donne che preferiscono comprare i propri vestiti nei negozi fisici, invece che negli e-commerce dedicati all’abbigliamento per taglie morbide.

Del resto, lo shopping tradizionale occupa la fetta di mercato maggiore, in Italia (molto interessante a tal proposito è una recente ricerca Nielsen sullo shopping online VS i negozi).

Non posso che iniziare dicendo che c’è una grande differenza tra i modelli di vestiti per taglie forti reperibili nei negozi fisici e quelli acquistabili online negli e-commerce.

Buona parte delle case di moda italiane resta ancorata un’idea di design classico e tradizionale, dove l’eleganza e la sobrietà la fanno da padroni.

Dalla mia esperienza posso rilevare, tuttavia, che alcuni modelli non sono pienamente in grado di valorizzare le forme delle donne in carne e, talvolta, peccano nell’eccesso di semplificazione.

Alcuni brand privilegiano linee dritte e severe, tese a “mascherare” il corpo, rispetto a un design più sinuoso e studiato per minimizzare le parti “critiche” della silhouette, enfatizzandone i pregi.

Ma finché non entri in un negozio, non puoi sapere cosa riuscirai a trovare.

La vestibilità degli abiti è un fattore soggettivo. Ogni corpo è diverso, anche quando la ciccia ci accomuna. Per questo, esistono modelli di abiti per taglie comode pensati per tipologie diverse di fisico.

Ma, al di là di qualunque evidenza e consiglio di stile, credo sia più opportuno parlare di comfort. Comprare in un negozio fisico offre un’esperienza impareggiabile: provare il vestito, sentirselo addosso, guardarsi allo specchio per osservare l’effetto complessivo e scovare i piccoli dettagli positivi o negativi.

La maggior parte delle donne tende a scegliere gli abiti che le fanno sentire a proprio agio.
Ed è questa l’unica regola.

Specialmente, se si deve affrontare un evento pubblico come una cerimonia o una serata mondana. Sentirsi a proprio agio significa non solo stare comode, ma sentirsi sicure del proprio aspetto, serene della scelta dell’abito giusto.

Ed è questo l’unico consiglio che posso dare per scegliere il modello di vestito per taglie comode, per la cerimonia o qualunque altra occasione.

Purché ci si approcci alla ricerca dell’abito con una mentalità aperta.

La parola d’ordine è: possibilità.

Date una possibilità a voi stesse.
Ai vestiti che vedete.
Ai suggerimenti dell’assistente alle vendite.
Provate tutti i vestiti che potete e, poi, fate la vostra scelta.

É l’unico metodo per prendere una decisione ponderata.

Io per preparare questo outfit sono stata un’ora e mezza in camerino a provare tante opzioni diverse. E ho speso più di un’ora a casa per comporre il look e renderlo mio.

Vi meritate di stare bene. Quindi, vi meritate di dedicarvi tutto il tempo che vi serve.

Come personalizzare un vestito da cerimonia taglia forte? Consigli per la signora e per chi cerca un look giovanile

La scelta del mio look per la cerimonia non è affatto casuale. Chi mi conosce e frequenta quotidianamente sa che il mio stile è piuttosto contemporaneo e casual.

Ma, per le grandi occasioni, preferisco guardare al passato, optando per soluzioni vagamente vintage o, meglio ancora, per la classicità intramontabile.

Come per un appuntamento di lavoro importante vado per camicetta e blazer, così per le occasioni eleganti scelgo un abito a tubino o ad anfora, navigo comunque tra la moda degli anni 50 e 60. Impossibile sbagliare. Almeno, per come percepisco il mio corpo e per quello che è il mio gusto.

Ma, al di là delle preferenze personali, credo che lo stile classico sia perfetto per ogni età, corpo, temperamento. E che lasci ampie possibilità di personalizzazione e interpretazione.

Vi spiego come ho adattato i vestiti al mio stile e vi do qualche consiglio utile per la signora fino a chi desidera un look giovanile su come rendere più vostro l’abbigliamento.

Nel caso di questo outfit per taglie comode, ho voluto creare un look ladylike ma non troppo rigoroso.

Ho scelto un vestito a tubino avvolgente in pizzo con scollo a barchetta e collo morbido. Ho abbinato una blusa in pizzo leggerissima senza fodera che si presta a un elegante gioco di trasparenze, mimetizzando la pancia.

Ho pensato che una signora, o chi predilige un gusto squisitamente tradizionale, avrebbe preferito indossare la blusa morbida, svolazzante, per una questione di comodità e di stile.

Per quello che è il mio stile, invece, e per la mia altezza (non arrivo a 170 cm) ho ritenuto opportuno delineare il punto vita con una sottilissima cintura fatta da me con una catenina da bigiotteria (lasciatemi un commento se volete sapere come l’ho realizzata: vi farò un video).

Una cintura minimal – come è nelle mie corde – e sobria che serve giusto a rendere la figura sinuosa e a dare un effetto di movimento, rendendo la blusa svasata e richiamando l’onda morbida formata dal collo del vestito.

Un piccolo dettaglio che ha cambiato completamente il look: lo ha reso più attuale, personale e ha valorizzato la mia figura. Come a dire: il classico è intramontabile, ma io ho una personalità troppo esuberante per non esprimerla, in qualche modo 😛

Passiamo alle scarpe. Lo dimostrano anche le donne di potere, da Michelle Obama a Carla Bruni: per le occasioni pubbliche di rilievo – non per paragonare il matrimonio di tua cugina al G8 (e comunque ognuno ha le sue priorità) – il look classico reclama a gran voce le ballerine.

Io ho scelto delle ballerine con un po’ di tacco, scamosciate con delle applicazioni retrò. Le ho trovate ideali per calarmi perfettamente nella parte della lady impeccabile. Ma anche perché le cerimonie sono lunghe, logoranti. Non tutte sono disposte a farsi una giornata intera sui tacchi. Ebbene sì: si può essere eleganti anche senza arrampicarsi su tacchi vertiginosi.

Peraltro, i tacchi risultano più stancanti per le donne in carne che stanno nel range delle taglie forti.

Ho tenuto il resto del look romantico e tradizionale: la clutch ton sur ton con inserto in pizzo, collana di pietre e perle, capelli raccolti con treccia frontale e un trucco sui toni del rosa e del viola. C’è qualche ambasciatore che vuole chiedere la mia mano?

Giocando con gli accessori, il trucco e l’acconciatura, un look classico come questo può essere adattato a qualunque fisico, personalità, età e corpo.

Vediamo alcune soluzioni alternative, rispetto all’outfit che ho creato.

Scarpe

Soluzioni comode: sandalo gioiello con zeppa oppure scarpa decolleté con tacco largo non troppo alto (5-6 cm).
Soluzioni d’effetto: sandalo gioiello con tacco, scarpe open-toe con tacco largo e plateau, decolleté a punta.
Perfette in ogni caso le decolleté con cinturino alla caviglia (la mia passione).

Borsa

Restando sulla piccola dimensione – clutch, pochette – perfette le borse gioiello, ricche di decorazioni e luccichii, oppure una borsa semplice con un colore a contrasto: chiaro per il giorno, shocking per la sera.

Acconciatura e trucco

Spaziando dal classico al moderno, la piega dei capelli può cambiare infinitamente l’effetto complessivo. Idem per il trucco. Per la sera, il tubino in pizzo si sposa con i rossetti rossi e con i fucsia. Trucco occhi inversamente proporzionale all’intensità delle labbra. Comunque, giocate!

Comprare l’abito da cerimonia in un negozio fisico per taglie comode:
vantaggi e suggerimenti

L’unica volta che ho indossato un abito da cerimonia acquistato online non sono rimasta pienamente soddisfatta. Eppure, avevo comprato il vestito in due colori e in due taglie, sperando che uno dei due capi fosse quello giusto, convinta che l’altro l’avrei restituito. Bene. Stazionano ancora entrambi nel mio armadio, perché il giorno stesso della cerimonia non sapevo quale mettere (se qualcuna è interessata, li vendo).

Così, mi sono resa conto sulla mia pelle dei vantaggi di cercare un vestito da cerimonia per taglie forti in un negozio fisico.

  • Puoi provare tutti i vestiti che vuoi e scegliere se fare l’acquisto o no
  • Puoi fare delle richieste specifiche sulle caratteristiche che cerchi nel tuo abito ideale e hai a disposizione qualcuno che cerca ciò che desideri
  • Puoi provare il vestito con le scarpe o gli accessori, se li hai già
  • Puoi farti aiutare nella scelta da qualcuno, un’amica o un familiare che ti accompagna
  • Puoi testare la qualità del tessuto
  • Puoi far effettuare delle modifiche dalla sartoria interna (nei punti vendita provvisti)
  • Puoi iniziare la ricerca sin da oggi e spulciare tutti i negozi finché non trovi l’abito giusto
  • Puoi rivolgerti a colpo sicuro nei negozi monomarca che preferisci oppure immergerti nella vasta offerta di un negozio multimarca
  • Puoi sempre riadattare e reinterpretare un abito, se pensi ne abbia bisogno

Se sei una bellissima donna con le curve che veste taglie comode, sappi che il tuo comfort viene sempre al primo posto, come dicevo.

Ma non limitarti.

Che sia per una cerimonia, per una cena speciale o nella quotidianità, non mettere mai a tacere il tuo stile.

Buona ricerca dell’abito giusto!

vestito cerimonia taglia forti outfit plus-size fatty fair blog
Outfit plus-size: vestito da cerimonia | Fatty Fair Blog

Foto di Tiziana M.

Si ringrazia per la collaborazione
Argentina Mode – Spoleto
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Un abbraccio a Emanuele, con cui devo complimentarmi per l’infinita pazienza e per i suoi meravigliosi capelli

[ Disclaimer: Post non sponsorizzato ]

Ti piace questo outfit plus-size?

E tu sei già alla ricerca di un abito da cerimonia?

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Fare sport quando sei in sovrappeso: da dove iniziare?

Sei in sovrappeso e vorresti fare sport? Oppure, nonostante la tua forma fisica, hai sempre praticato attività sportiva senza problemi? O, magari, hai una linea impeccabile ma vuoi scoprire cosa ho da dire?

Benvenut* qui, allora! In ogni caso, sei nel posto giusto. 

Se fatichi a trovare la giusta motivazione per fare sport, che tu sia una persona in sovrappeso o no, spero di esserti d’aiuto.

Se invece hai un’animo sportivo e hai una vita attiva, spero che ti troverai d’accordo su alcuni punti del mio pensiero. E che, magari, condividerai la tua esperienza. Ci tengo alla pluralità di voci!

E se non c’entri niente con tutto questo, beh, fai bene a curiosare. Mettersi nei panni di qualcun altro è sempre interessante.

Cominciamo.

Da un anno esatto mi sono messa di buona lena a fare sport, con dei risultati mai visti prima.

Non ho per le mani la pietra filosofale, chiariamolo subito. Ma, come portatrice di (diversi) chili di troppo, vorrei raccontare la mia esperienza con l’attività fisica e il sovrappeso, degli ostacoli che ho trovato davanti a me, di come li ho superati.

Andiamo per gradi.

Per maturare la decisione di fare sport in palestra o di dedicarsi in autonomia all’attività motoria, deve nascere una motivazione.

Stando alla mia esperienza personale e a quanto mi dicono le persone in sovrappeso che conosco, posso assicurare che la capacità di giudizio tendenzialmente non manca. Ce ne rendiamo conto da sole che abbiamo dei chili di troppo e che dovremmo muovere il culo.

Siamo anche subissati da numerosi stimoli esterni. A volte costruttivi, molto spesso, invece, puramente gratuiti e fastidiosi.

Ce lo dicono gli altri. Ce lo diciamo noi stesse. Lo sappiamo bene:
è proprio ora di muovere il culo.

Eppure, tutte le ragioni del mondo non sembrano mai abbastanza.

fonte: www.stylishcurves.com
fonte: http://www.stylishcurves.com

La routine quotidiana appare troppo frenetica persino per infilarci in mezzo una doccia, figuriamoci se è possibile fare sport. I soldi per andare in palestra non ci sono. La zona in cui si vive non offre spazi adeguati vicino casa per fare movimento.

Tanto anche con il peso in eccesso l’organismo è a posto, il dottore lo conferma: analisi perfette. Purtroppo è la costituzione robusta, non ci si può fare nulla. Mica si può essere tutti snelli e tonici?!

Le difficoltà a ingranare la marcia risiedono più nella psiche che nel corpo

D’accordo. Molte donne in sovrappeso scoppiano di salute. Seguono un’alimentazione bilanciata, non esiste attività troppo sfidante per loro: pulizie di casa, viaggi, salto in lungo per timbrare il cartellino in orario, staffetta al supermercato, bungee jumping, arti circensi e sesso acrobatico.

Insomma, nonostante i chili di troppo, il fisico è prestante. Ottimo.

Quindi, perché fare sport se, tutto sommato, stiamo bene anche così? Voi fissati con il fitness andate a sgambettare altrove e lasciateci in pace con la nostra morbidezza!

Ci piacciono le nostre curve! E poi, abbiamo lavorato sodo per guadagnare autostima e sicurezza.

Va bene.
Questo è un eccellente punto di partenza.
Non un punto di arrivo.

E il punto di arrivo, peraltro, non è nemmeno quello che imporrebbe il senso comune. Cioè, dimagrire.

Sicuramente, perdere qualche chilo può giovare, ma l’obiettivo è un altro. Deve essere un altro.

Sport e sovrappeso: sposta l’obiettivo sul benessere, non pensare ai chili

Il punto di arrivo, come dicevo, non è dimagrire.

Il punto di arrivo è il benessere. STARE BENE.

Quando si raggiunge uno stato di benessere, le forze aumentano, migliora la determinazione, accresce la serenità. Si attiva un meccanismo virtuoso, nella mente e nella vita.

Parlare di benessere è come parlare di ufo: quando suggerisci quelle poche e semplici abitudini salutari per stare meglio, non ti crede mai nessuno.

Perché il benessere se non lo provi non sai cos’è. É un concetto astratto, volatile. In fondo, cosa è il benessere? Ognuno può trovare il suo modo per stare bene, no?

Vi spiegherò cosa è per me il benessere tra qualche riga. Prima, devo dirvi perché bisognerebbe pensare al benessere e non a dimagrire.

Partiamo da un assunto che mi lascia un po’ di amaro in bocca.

Ho fatto un esperimento – che potete ripetere anche voi – per capire qual è, orientativamente, il pensiero diffuso sullo sport e il sovrappeso.

Ho cercato su Google l’espressione “sovrappeso sport” per vedere come trattano l’argomento i siti consigliati dal motore di ricerca.

Esperimenti come questo li faccio quotidianamente: sono alla base del mio lavoro, dato che mi occupo di web marketing. Interrogo i motori di ricerca (e altri strumenti) per studiare i comportamenti e i desideri degli utenti.

Dovete sapere che Google mostra agli utenti i risultati più pertinenti alla chiave di ricerca digitata. Google determina la pertinenza dei contenuti di internet in tanti modi e sappiamo che, sicuramente, privilegia le pagine web più popolari tra gli utenti. Capire questo meccanismo è importante per comprendere il senso della mia ricerca.

Insomma, cercando “sovrappeso sport”, Google suggerisce 10 siti in prima pagina. Tra queste pagine web, 9 (il 90%) riportano nel titolo o nel testo espressioni come: dimagrire, dimagrimento, perdere peso, perdita di peso, contrastare il sovrappeso.

Leggendo i testi capisco che, in questi contenuti, si delinea una correlazione inequivocabile tra sport-sovrappeso-dimagrire. A legare i tre termini pare esserci una dipendenza reciproca, quasi una connessione logica, il cui senso si potrebbe riassumere così:

Se sei in sovrappeso,
vuoi o devi fare sport
per dimagrire

Ho controllato anche le ricerche correlate suggerite da Google, riportate a fondo pagina. Su 8 consigli ci sono 6 occorrenze con la parola dimagrire (il 75%). Quest’ultimo potrebbe essere il dato più significativo, perché indica le chiavi di ricerca più digitate dagli utenti.

Cosa rappresentano per me questi dati? La mia valutazione è strettamente personale, non sono una sociologa dell’internet. Ma, semplicemente attenendomi ai dati, potrei dedurre questa ipotesi.

Se in prima pagina di Google appaiono questi risultati per “sovrappeso sport” potrei pensare che gli utenti – con i loro comportamenti digitali – indicherebbero a Google di essere fortemente interessati ai temi sport-sovrappeso-dimagrire. E, facendo un ulteriore passo nelle ipotesi, questo potrebbe significare che le persone in sovrappeso cercano informazioni sullo sport come metodo per dimagrire.

E mi sorge qualche perplessità: lo sport serve davvero solo a dimagrire? Non vi sembra limitativo?

Tuttavia, non bisogna essere un sociologo dell’internet per capire che le intenzioni degli utenti – e di chi pubblica contenuti sul web – rispecchino appieno il senso comune. É noto che lo sport venga indicato da tutti (medici, nutrizionisti, chiunque) come la giusta via per perdere peso.

Dal mio punto di vista, percepisco che le persone con diversi chili di troppo dallo sport si aspettano un risultato ben preciso e agognato: dimagrire.

Ma sovraccaricarsi di tante pressioni e aspettative è la strada giusta?
É corretto pretendere nient’altro che un risultato quantitativo e non qualitativo?

Dal mio punto di vista, no.

Chiediamo troppo a noi stessi,
e mai ciò che è davvero importante

Certamente, ogni singola persona in sovrappeso è un caso a sé. C’è chi obiettivamente sta bene pur col suo grasso “in eccesso”. E c’è chi dovrebbe tassativamente perdere peso per motivi di salute.
Ma non sono questioni di appannaggio comune.

Eppure, molti si arrogano il diritto di incitare le persone grasse a dimagrire, per forza, e con misure drastiche. Come se non esistessero i medici a indicare cosa sia meglio per ciascun paziente.

Così, i soggetti in sovrappeso vengono bombardati costantemente da un unico messaggio: devi fare sport perché devi dimagrire.
Nessuno ci dice mai di fare attività fisica perché fa bene all’organismo e alla testa, a prescindere dall’ipotetico riscontro della bilancia. 

Proviamo ad azzerare tutto quello che ci hanno detto finora.
Proviamo ad azzerare tutto ciò che abbiamo pensato noi sul nostro corpo.
Facciamo spazio a un pensiero diverso, nuovo, semplice e potentissimo: raggiungere il benessere.

foto: www.weheartit.com
foto: http://www.weheartit.com

Spostare il focus sul benessere, piuttosto che sul perdere peso, sembra un approccio blando. Ma per alcuni potrebbe risultare estremamente efficace.

É un espediente magico per la psiche, perché allenta le nostre resistenze verso lo sport e la fatica. Aiuta a mantenere costanza e motivazione. É un metodo che potrebbe aumentare le chance di arrivare all’obiettivo desiderato – o necessario, per qualcuno.

Fare sport per il proprio benessere è come iscriversi all’università: si sa che occorre superare ogni singolo esame prima di arrivare alla laurea.

Perché non proviamo ad adottare questo approccio per gradi anche per affrontare l’attività fisica? Sarebbe utile comprendere che migliorare la salute è un percorso: ci sono delle tappe intermedie che vanno conquistate e non si possono saltare a piè pari.

Concentriamoci su cosa possiamo fare adesso, oggi, per noi. Non sui risultati che – forse… se resistiamo… – otterremo tra mesi o anni.

Perché sì: fare sport genera benefici immediati per il corpo e per la mente: dal rilascio di serotonina – che ci eleva a uno stato di grazia – all’incremento di energia. Tutto questo facendo una sola seduta di attività fisica.

Potete immaginare cosa può succedere nel giro di settimane, mesi?

Vi racconto cosa è successo a me.

Con lo sport ho guadagnato molto di più dei chili che ho perso

Che è un po’ come dire: il mio metro di giudizio non è il numero di chili persi, ma il grado di soddisfazione che ho conquistato.

Mi sono riavvicinata allo sport dopo 3 anni di attività scarsa e sporadica. L’ultima esperienza fu in palestra, dove seguivo corsi di acqua-gym e aerobica.

Le cose non erano andate molto bene, come nelle precedenti esperienze. In tutta la mia vita, ho fatto allenamento personalizzato con personal trainer, pallavolo, danza, step coreografico, aerobica, GAG. Facevo sport da sempre e mi gratificava sul momento. Ma non mi dava una soddisfazione permanente, perché non vedevo risultati eclatanti.

Ho sempre affrontato l’esercizio fisico con la mentalità sbagliata. Per questo, alla fine, mollavo ogni volta.

Il ritorno in auge dello sport nella mia vita è stato casuale e per niente programmato. Ma si è trattato, pur sempre, di un inizio. Preziosissimo!

Nel 2015 vivevo un momento di stress molto intenso. Per evitare di scaraventare tutto all’aria – ero davvero satura – ho iniziato a concedermi qualche passeggiata, cosa che mi dava molto conforto. Come mettevo un passo davanti all’altro, anche la mia mente si metteva in moto.

É bastato poco per capire di non dedicare veramente tempo a me stessa, di non prestare attenzione alle mie esigenze reali. Ero sempre proiettata verso il futuro, verso obiettivi lontani che non sembravano mai avvicinarsi.

E ci ho camminato sopra. 
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Io durante una bella camminata | Fatty Fair Blog

Lì per lì, nessun risultato degno di nota. Ma, almeno, avevo iniziato a pensare. Ossigenare il corpo dava nuovo ossigeno ai miei pensieri.

Poi, è scattata la molla decisiva: il mio benessere psico-fisico doveva essere il mio obiettivo primario.

A gennaio 2016, con calma e in maniera molto graduale, ho cominciato a introdurre tante novità nella mia routine quotidiana. Il punto di inizio è stato proprio l’introduzione dello sport e la modifica delle mie abitudini alimentari.

Mi sono dedicata all’attività fisica con metodo.

Per “metodo” intendo: con spirito critico. Non sono severa. Non sono indulgente. Cerco di essere equilibrata e oggettiva.

Non ho cercato la consulenza di un personal trainer o un nutrizionista. Ma non vi invito a fare lo stesso. Se potete, fareste bene a rivolgervi agli specialisti.

Personalmente, credo che se avessi rimesso piede in palestra avrei fallito di nuovo. Non perché gli allenatori non siano capaci. Ma perché nel momento in cui ho ricominciato a fare sport sapevo di non poter sostenere i ritmi incalzanti di una lezione di cardio-fitness né il tapis-roulant.

Avevo bisogno di riavvicinarmi alla ginnastica con un approccio personalizzato. Più soft, certo. Non c’è nulla di male ad ammetterlo. Dopotutto, essendo realista e non avventata, ho raccolto risultati che pensavo irraggiungibili.

Il punto è proprio questo: spesso siamo i primi a non sapere cosa sia meglio per noi stessi.
Ci fissiamo obiettivi troppo alti, senza capire che non sono nelle nostre possibilità.

C’è un momento per tutto.
C’è un momento per cominciare.
C’è un momento per evolvere.
C’è un momento per verificare i risultati.
C’è un momento per stabilire come proseguire.

Adottando questa filosofia, sto riuscendo a praticare sport da un anno, con gioia e costanza. Con la determinazione di andare sempre avanti.

In un anno, il mio modo di allenarmi si è evoluto, man mano che ho acquisito forza, elasticità e resistenza. Vi racconterò i dettagli del mio allenamento in un futuro articolo.

Ora, vorrei spiegarvi brevemente perché, secondo me, è sempre una buona idea fare sport se siete in sovrappeso.

Vi elenco, nel mio personalissimo ordine di importanza, i risultati che ho ottenuto in 12 mesi di attività fisica programmata e costante.

  1. Il mio umore è stabile e positivo: sono serena, anche se consapevole che le cose potrebbero andare meglio
  2. Le mie giornate hanno una dimensione più umana: non manca mai un momento per me stessa
  3. Sono diventata più sicura di me, aperta a nuove attività e avventure
  4. Gestisco le emozioni e gli imprevisti spiacevoli con tranquillità: le preoccupazioni non prendono il sopravvento
  5. Ho imparato ad ascoltare il mio corpo e a dargli ciò che mi chiede
  6. Riesco a fare molte più cose di prima, nel dovere e nel piacere
  7. Non ho più dolori atroci alla schiena né al collo dovuti al lavoro sedentario
  8. Non soffro più di gonfiore alle gambe e ai piedi
  9. La pelle del viso e del corpo è più liscia, elastica, luminosa
  10. Ho perso due taglie

Questi 10 punti per me rappresentano IL BENESSERE.

Ecco: per la prima volta, ho perso due taglie senza rendermene conto. Credo sia la conseguenza di un approccio “olistico” (altro termine che spaventa, più di benessere). Un approccio, cioè, non strettamente mirato al contrasto del sovrappeso, bensì al perseguimento di un migliore stato di salute psico-fisica generale e complessiva.

Nel mio caso, è bastato spostare il focus dal dettaglio all’insieme, perché tutto diventasse facile e naturale. Per innescare un cambiamento ampio. Anzi: totale.

Con questo articolo su come iniziare a fare sport quando hai i chili in eccesso non voglio insegnarvi nulla, dal momento che non ne ho i titoli!

Vorrei – però – invitarvi a una riflessione profonda su voi stessi. Sulle nuove possibilità che possono nascere quando si cambia il punto di vista.

Spero vi sia utile.

I primi passi sono per scappare.

Se continui a camminare, è per andare.

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Durante una delle mie camminate | Fatty Fair Blog

 

Qual è la tua formula vincente per fare sport?
Cosa ne pensi dei miei consigli?
Fammelo sapere con un commento!

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10 ragionevoli motivi per non frequentare un musicista

Il 48% degli uomini che ho frequentato sono musicisti.
Spaziando da strimpellatori da falò a geni sottovalutati.

E mi riferisco solamente agli uomini con cui c’è stato “qualcosa” – frivolo o serio non conta.

Se prendo in esame la totalità delle persone per cui ho provato “qualcosa” – frivolo o serio non conta – l’incidenza dei musicisti da batti-cuore supera ampiamente il 70%.

Al calcolo, nonostante il mio enorme sforzo di memoria, sfugge inevitabilmente tutta quella gente di cui ho perso ogni traccia.

E, per quanto ne sappia – bho – può essere caduta nella spirale del subbuteo, oppure può aver fatto successo all’estero diventando la nuova star-esotica-feticcio del K-Pop.

Insomma, capite benissimo che si tratta di numeri importanti.
E se il mio diploma in ragioneria non mi tradisce, questo dato può significare solamente una cosa:

Ho un problema molto serio.
Ho una patologica attrazione
per i musicisti.

E questo fa di me un’autorevole fonte di informazioni sul tema: frequentare un musicista.

Io ci ho provato a uscire da questo tunnel. Ma mettetevi nei miei panni: sono una grande appassionata di musica dal vivo.

Per quanto mi sforzi, finisco sempre sotto un palco a sbavare per qualcuno.

L’ho detto alle mie amiche. E ho scoperto che non sono da sola.
Siamo in tante a subire il fascino travolgente dell’artista.
E tutte, prima o poi, ci troviamo a leccarci le ferite per colpa di questa nostra piccolissima ossessione.

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I musicisti e i loro difetti | Fatty Fair Blog

Sui musicisti ne ho sentite e viste di tutti i colori, credetemi.

Ci sono storie di pianisti psicopatici.
Di batteristi col tic di tamburellare sulla schiena della partner e sculacciarla (ba dum tsss).
Di bassisti con le mani troppo grandi…
Di cantanti falsi come le banconote da 2 euro.
I chitarristi, poi, si dice che siano i peggiori. Specialmente i solisti.

Io l’ho vissuta per migliaia di giorni la vita della groupie.

Ci sono stata in quei luoghi oscuri in cui si muove la comunità dei musicisti.
Nei camerini fumosi, coi divani che puzzano di birra e la tappezzeria coi buchi di sigaretta.
Nei centri sociali dove i musicisti si prendono a pacche sulle spalle, mentre a te – che sei solo la ragazza di – nessuno ti calcola.
Ho annuito per autodifesa a conversazioni di cui non capivo il benché minimo senso, tipo: “Ma la senti ‘sta settima che tensione dà al pezzo?!”
Sono finita in mezzo a liti furibonde coi gestori dei locali per il cachet dimezzato o addirittura negato.
Me le sono fatte quelle nottate con l’artista in paranoia – manco sotto LSD – che non sa cosa fare della sua vita e della sua musica.
Ne ho sborsate tante di banconote, perché al musicista spetta la cena gratis – un panino insipido, a essere ottimisti – mentre a te, l’accompagnatrice, non offrono manco una ciotola di noccioline, figuriamoci da bere.

É giunto il momento di fare luce sulle storie sommerse di chi sta al fianco degli artisti.

E voglio raccontarvi solo la verità, che qui c’è un enorme falso mito da smontare pezzo pezzo.

Perché, come mi piace dire: chi sbaglia insegna.
E io – che ho sbagliato tanto (e continuo a cascarci) – voglio mettervi tutte in guardia.

Ecco com’è essere la donna di un musicista. Una sofferenza continua.

Vi offro 10 ragionevoli motivi per non frequentare un musicista.

Mai! Nemmeno per errore.

1 – Il musicista puzza

Dopo un concerto è sempre fradicio di sudore. Anche se suona il triangolo, inspiegabilmente. Dopo 9 giorni di ritiro creativo – recluso in casa o accampato su qualche monte – puzza di morto che ti fai il segno della croce quando lo rivedi. Dopo un’ora dalla doccia già appesta l’aria di ascelle grondanti e trasuda il suo tipico olezzo di kebab (che è di questo che si nutre prevalentemente – e di vodka lemon 🍹).

I musicisti puzzano, cristo santo. Perché sono sempre iperattivi, sempre in movimento, sempre a fare qualcosa. Oppure perché ciondolano in casa per giorni come barboni derelitti, prede della loro ispirazione.

E il cattivo odore interessa tutto il corpo. Tutto. Devi saperlo.

Che il fetore dei piedi è il male minore. Esci con un musicista e rimpiangerai presto quell’impiegatino di banca al gusto dopobarba che ti muore dietro da una vita.

2 РIl musicista ̬ egocentrico

Il suo punto di vista è il solo che ritenga valido, l’unico legittimo sistema d’interpretazione applicabile. Il musicista vive nel suo mondo, una dimensione spazio-tempo (se non avesse una percezione sballata del tempo…) in cui tutto segue i suoi desideri, i suoi capricci, le sue idee. É talmente bravo ad attirare a sé persone e situazioni perfettamente rispondenti alla sua mentalità, che il mondo vero praticamente resta fuori.

Talvolta, le inconciliabili opinioni politiche o le accese discussioni su quale tipo di cucina sia più salutare, non ostacolano la storia d’amore.

Tutt’al più, se il musicista del tuo cuore è un pacifista convinto, ti beccherai qualche sonoro “Ma che cazzo dici???” o “Non capisci un cazzo!”.

E potrebbe andarti peggio. Tipo: potrebbe ferirti nel profondo, senza capirlo.

3 – Il musicista mantiene un basso profilo

Anzi, diciamo le cose me stanno. Il musicista è proprio tirchio!

La maggior parte del suo stipendio (anche se non ti è chiaro da dove provenga) la investe in strumenti musicali. Compra chitarre a raffica, praticamente ne ha una per ogni giorno della settimana. Effetti a pedale à gogo con cui ha sostituito il pavimento di casa. Accessori e custodie che puntualmente smarrisce in qualche anfratto malsicuro. E poi la loop station per il microfono, per la chitarra 1, per la chitarra 2, per la chitarra 3, per il synth, per il MacBook, per le bestemmie e le imprecazioni. Spacedrum, maracas, darabouka e triccheballacche che non suonerà mai dal vivo o in studio, ma fanno arredamento e sono utili per trastullarsi.

Tolte le spese per l’alcol e la droga, i soldi che avanzano bastano appena a portarti a cena fuori una volta al mese dal kebabbaro sotto casa.

E se mangia spesso a casa tua, non è perché vuole stare con te. Ma perché sprecare denaro per la spesa è vile e plebeo.

Insomma, se tu riesci a trattenerti davanti alla vetrina di Zara, lui potrebbe impegnarsi a razionalizzare un pochino i suoi esborsi, no?

No. Fidati. É una guerra persa.

Se vuoi proprio conciliare le tue esigenze di svago con le sue ossessioni da musicista, proponigli di passare un weekend fuori per assistere a un concerto o a un festival. Per quello è disposto a sganciare moneta sonante. E potrebbe pure rivelarsi un raro momento di altissimo romanticismo.

4 – La sua vita diventa la tua

Sia chiaro: questo succede solo se ti ostini a non farti una vita tua. Comunque, se sei particolarmente incline a dedicarti con abnegazione al tuo moroso musicista, inevitabilmente, la sua routine diventa la tua.

Per prima cosa, fuori dalle balle la sveglia puntata alle 7 di mattina. Il musicista crea di notte e dorme di giorno. Tu e il tuo lavoretto precario da borghesuccia non contate un cazzo. Quindi impara a svegliarti da sola. Organizzati. E porta rispetto all’uomo che giace nel letto accanto a te. Quello fatica tutta la notte per rendere il mondo un luogo meno infame, in nome dell’arte! Si merita di dormire in santa pace, ecco!

Ah, poi, ti trascina a tutti i suoi live. E quando non è lui a forzarti, sei tu a volerci andare. Per dimostrare di essergli vicina.

Ma lui, già prima di salire sul palco, è talmente ubriaco che non si ricorda della tua esistenza.

5 – Non si integra con i tuoi amici

Passi che non ascoltano la sua musica. Ma se ai tuoi amici piacciono cose semplici, come chiacchierare amabilmente e fare giochi da tavola, è impossibile che il tuo lui sviluppi un qualche interesse nei loro confronti.

Sarai sempre divisa tra l’amore per l’artista e i tuoi amici.

Un giorno, sarai messa davanti a una scelta molto difficile.
Andare alla festa della tua migliore amica OPPURE presenziare al concerto del tuo ragazzo. L’ennesimo del suo bettola-di-provincia-tour.

E, alla fine, sceglierai di passare la serata sottopalco (si fa per dire, nelle bettole di provincia il palco non c’è) seduta a un tavolo zozzo di maionese e di chiazze appiccicose di Caipiroska alla fragola. Che poi, chi cazzo è che continua a bere quella robaccia?

6 – Non c’è mai nei momenti importanti

Natale e Vigilia. Capodanno. Epifania. Pasqua. Primo Maggio. Battesimo di tuo nipote. Giorno della tua laurea. Morte precoce dello smartphone. Quando firmi il contratt-HO-HO-HO (credici).

Un musicista non c’è mai nei momenti importanti della tua vita. Perché è sempre in giro a suonare. O a fare le prove.

O a sfasciarsi di canne con la scusa di scrivere i pezzi per il nuovo album.

Praticamente, non c’è nemmeno ai suoi momenti importanti. Se ha una sorella che si sposa, stai pur certa che dovrà suonare al ricevimento del matrimonio. Oppure fare il dj-set per l’allegra combriccola di parenti e bimbetti spiritati che fanno il ballo del Qua-Qua sulle note dei Chemical Brothers.

Voglio dirti una cosa, amica. Se in uno di quei giorni in cui l’artista è assente, dovessi sentire l’irrefrenabile impulso di mollarla al primo che capita, stai tranquilla. Non colpevolizzarti.

É normale. E comprensibile. E accettabile. Io non ti giudico. Ti sono vicina.

7 – Sei una delle tante o l’amante

Il musicista è un puledro inquieto. Abbandonarsi ai suoi impulsi animaleschi è ciò che fa di lui un artista. Perciò, se ha il rimorchio facile, non puoi proprio farci nulla: è scritto nel suo DNA. Secondo i ben informati, uno studio clandestino – sabotato dalla comunità scientifica internazionale (e ti pareva…) – svelerebbe che i musicisti nascono da un innesto osmotico con Mick Jagger (che a 70 anni suonati continua a bombare di brutto).

Un musicista cambia ragazze e scopamiche con la stessa frequenza con cui tu cambi le mutande. E so che arrivi a farlo anche più di una volta al giorno – a differenza dei musicisti.

È bello immaginare un’avventurosa storia d’amore con un artista impegnato (solo sul piano politico-etico-sociale, mica amoroso…)

Ma qui non c’è trippa per gatti, cara. Il musicista medio può offrirti solo due cose:

a) Una concitata sveltina dell’ultimo minuto in camerino

b) Una sessione di sesso aereo in sala prove schivando bottiglie e posacenere sparsi ovunque 

Love it or Leave it.

8 РFare la promoter del tuo ragazzo non ̬ divertente

Il banchetto del merchandising è il tuo domicilio. Ogni weekend, reciti la parte della promoter simpaticona.

L’EP d’esordio costa €10 che è autoprodotto. Ma è una vera chicca!
Il secondo e il terzo album vengono €15 l’uno, ma la produzione dell’etichetta indipendente fa la differenza eh!
Ah, non compri nulla? Ci vuoi pensare? Forza, però, che qui tra 5 minuti il locale chiude, eh!
Dai, solo perché sei tu… ti vendo due dischi a €20.
Cosa devo fare per convincerti? Ti ci metto pure un buono pompino, dai.
Affare fatto? Ohhh grazie! Sei proprio un grande tu.
Sei uno che ci crede nei talenti emergenti, stai al top!
Tieni. Ciao.

Come? ahahah Ma dai! La storia del buono pompino era uno scherzo.
Oh non ti scaldare. Oh piano con le parole.
Ohhh!!! Cazzo vuoi??? Ti ho fatto lo sconto del 33,3%! Pezzente…

Sei proprio sicura di riuscire a gestire ogni weekend una media di 10 acquirenti truffati con lo scherzetto del buono pompino? No, non puoi.

Però, puoi sempre ripiegare sul ruolo di PR dei poveri.

Invita su Facebook tutti i tuoi amici ai concerti del tuo uomo. E spamma pure offline tra la gente che incontri. Però, scordati la percentuale sugli ingressi. E le bevute gratis, ça va sans dire.

9 – Si scopa solo come dice lui

Questa è una verità scottante. Ma devo rompere il silenzio una volta per tutte, senza paura delle conseguenze.

Il musicista scopa solo come dice lui. Non dimenticare che i musicisti sono egocentrici!
Ok: qualche scopata passerà pure alla storia. Ma dopo un po’, che palle quando ti accorgi che vuole sempre dettare lui le condizioni a letto.

Mettiamo che gli proponi una variante o gli fai una richiesta specifica. Lui ti risponde: sì sì, dopo, adesso mettiti così. E quel dopo non arriva mai.
Puoi anche aprirgli le porte della tua intimità, confidargli i tuoi più reconditi sogni erotici, i tuoi desideri emergenti.
E lui niente. Non recepisce. Se ti accontenta, lo fa controvoglia. Ed è matematico che tu perdi l’eccitazione all’istante.

Consigli per l’uso? Vacci a letto 3 volte e poi fine.

Così ti prendi solo il meglio. E hai tutto il tempo per farti spiegare le differenze fra delay, echo e riverbero – con una lezione mooolto pratica.

10 – Musicista chiama gelosia

Il tuo fidanzato può essere il più santo dei musicisti. Ma tu sarai sempre soggiogata dalla gelosia.

Perché essere la ragazza di un musicista significa  – tra le altre cose  – assistere al folkloristico pellegrinaggio di femmine accalorate che vanno a fargli i complimenti dopo il concerto. E giù baci, abbracci, selfie, risate, battutine border line, palpatine. Mentre tu te ne stai in un angolino perché c’hai il merch (ricordi?) e perché, insomma, non puoi rovinare la sua aura di gran figo. Tutto fa marketing, devi accettarlo.

Comunque, il problema non sono solo le donne. TUTTI sono il problema.

Perché un musicista ha il preciso dovere morale di assecondare le attenzioni che riceve. Così, invece di passare un po’ di tempo con te, lo trovi in ogni momento a stringere mani, brindare con amiconi o perfetti sconosciuti, eseguire bis privé su richiesta, discutere di possibili collaborazioni artistiche e progetti musicali paralleli, recensire gli ultimi dischi usciti, buttar su dibattiti sui motivi del successo di Calcutta (e se lo merita o meno – il grande quesito che spacca l’Italia).

Il tempo che dedica a te è poco. Pochissimo.

Sei disposta a sopportare tutto questo? Sei sicura?
Bene. Ti dico un’ultima cosa.

Il musicista chiama per forza gelosia.

Perché amerà sempre la musica più di te.

E quella è una rivale imbattibile. Deponi le armi e arrenditi.

Posso dirti tranquillamente – senza sembrare allarmista – che esistono più di 10 motivi per non uscire mai con un musicista.

Ma te ne basterà uno soltanto per desiderare di farlo.

Lui che ti guarda dal palco.

Percepire lo sguardo di un musicista che si posa proprio su di te – in mezzo alla folla – è una delle emozioni più potenti che potrai mai provare.

É un gesto delicato e spudorato insieme.

É un filo invisibile di intima complicità che vi unisce.
É la maliziosa esibizione pubblica della vostra privatezza.

É un’altalena di sensazioni.

All’inizio, ti sembra casto come stringersi le mani di nascosto sotto un tavolo.

Poi, se lo sguardo si fa incalzante, ti sembra svergognato come fare l’amore in mezzo alla strada in pieno giorno.

Ecco, se un giorno ti capiterà, goditeli appieno quegli occhi intensi che ti fissano dal palco.

Anche se sotto c’è solo un’attrazione puramente platonica. Non distogliere lo sguardo.

Vivi il momento.

Perché sentirsi l’unica donna che un uomo possa desiderare – in mezzo a un’orda di strafighe – è un privilegio mozzafiato concesso a poche.

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Sguardi galvanizzanti

Comunque, pur essendo un’insider, c’è ancora una cosa che stento a capire dei musicisti.

Ma perché ‘sti cretini si ostinano a scrivere la scaletta del concerto a penna, all’ultimo momento, sulla carta oleata del paninaro o – quando va bene – su fogliacci volanti sgualciti?

Niente da fare.

Sono troppo pragmatica per frequentare un musicista.

Questo racconto non sarebbe mai nato se non avessi conosciuto tanti artisti, stretto amicizie con musicisti/musiciste, lavorato spalla a spalla con chi promuove l’arte e la cultura.
Il contributo di queste persone, seppur  indiretto e non sostanziale, è stato e continua ad essere un’inesauribile fonte di ispirazione; un’occasione di apprendimento permanente.
Le voglio ringraziare tutte, dal profondo del mio cuore.
Perché è vero che, ovunque ci sia buona musica, il mondo appare istantaneamente meno infame.

Nonostante fare musica comporti una lunga serie di avversità.
E l’ascoltatore medio possa risultare ignorante/becero.
E i locali non paghino abbastanza – ma fanno pure fatica a riempirsi, lo sai?

Abbraccio anche le grandi donne che sono al fianco dei musicisti.

Il loro ruolo è fondamentale, sebbene non venga riconosciuto.

Per esempio, si prendono cura dell’igiene personale dei musicisti.
Preparano spaghettate notturne per branchi di maschi in fame chimica.
Fanno da guidatore designato agli artisti notoriamente ubriaconi.
E motivano i musicisti ad andare avanti.
Per hobby, per passione, per professione.
Che c’è sempre bisogno di poesia; ruvida, setosa, storta, bizzarra.

Così come c’è bisogno di noi!
Suvvia, non siamo solo delle rompiballe.

Vengono scritte tante canzoni sulle donne, no?
E pure le musiciste parlano di donne.

Ci sarà un perché. E sono sicura che sia ragionevolissimo.
Più della mia lista di 10 motivi per non frequentare un musicista.
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Io che vado a dormire felice e beata dopo un concerto (sì, senza struccarmi: fa più rock ‘n roll)

Mentre scrivevo, ho ascoltato questo album. É Relics dei Pink Floyd, una raccolta uscita nel 1971 che contiene un inedito e singoli pubblicati su 45 giri alla fine degli anni Sessanta. Prima che Syd Barrett si defilasse (😢).


E tu sei mai stata la donna di un musicista?
Oppure, sei un musicista e vuoi insultarmi?
In ogni caso, lasciami un commento!

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Il tempo degli altri – outfit di Capodanno con pensieri validi tutto l’anno

La notte di Capodanno mi terrorizza
sempre
La vita non sa nulla degli anni

– Charles Bukowski

Non posso farne mistero.
Questa cosa del Capodanno, dei festeggiamenti, del viversela al massimo a tutti i costi, ecco… non è proprio nelle mie corde.

Sono una persona che vive secondo il suo tempo interiore.
Mi adatto a fatica ai tempi d’ordinanza.

Deve averlo capito anche la fotografa autrice degli scatti di questo post.

“Sei crepuscolare” mi diceva scrutandomi dall’obiettivo.

“Mi piace questo tipo di estetica – le ho risposto – Questa situazione, questa atmosfera… Le associo al dipinto Al Promenoir del Moulin Rouge di Toulouse-Lautrec”.

Quello sguardo critico dell’artista rispecchia in una certa misura la mia percezione delle feste di Capodanno.

Calici in aria che tintinnano, occhi imbellettati rivolti verso il vuoto – l’ignoto del nuovo anno.

“Solo che in questi ritratti ci sei tu, sola, con uno spritz. Non è proprio come in quel quadro” ha incalzato la fotografa, a ragion veduta.

“Vorrà dire che questo post del blog si intitolerà Individualismo & Alcolismo” ho replicato. E abbiamo riso. Tanto.

L’essenza del mio Capodanno è tutta racchiusa in quel rapido scambio di battute.
In un’ora e mezza di scatti senza sosta intervallati da lunghe pause.
Attese e inattività necessarie.
A rincorrere il sole che tramonta dietro al letto di un fiume, con la nebbiolina che sale.
A catturare i bagliori delle luci colorate che risplendono nel buio più cupo.

A sfoggiare un sorriso sincero con uno spritz in mano, da sola.
Felice di essere semplicemente me stessa.
Serena nel fare le cose a modo mio, senza tradire chi sono.
Onesta e altera nel lasciarmi pervadere dal turbinio dei moti dell’anima.

Sapendo che nessun party potrà mai essere scintillante, movimentato e spettacoloso come la festa che mi porto dentro.

Ogni singolo giorno dell’anno.

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👗 Cosa indosso

Vestito con maniche in rete a pois – ASOS Curve
Cardigan – no brand
Stivaletti con tacchi a specchio – Public Desire
Pochette in velluto decorata – Vintage
Cintura in pailletts – Hand made

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Foto di Anna Morosini
Onorata che sia stata lei a farsi interprete delle mie emozioni,
senza che gliene parlassi

Si ringrazia per l’ospitalità
L’Antico Caffè della Piazza di Foligno

Ti piace questo outfit plus-size?

Come vestirai (dentro o fuori) il tuo Capodanno?

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Il Capodanno di dieci anni prima

L’esame di coscienza del Capodanno l’aspettava sempre al varco.

Se la misurazione del tempo è un’invenzione dell’uomo – una mera pro forma – allora lo sono anche le masturbazioni mentali derivanti dal passare del tempo, no?

Ma perché non possiamo farne a meno?

Probabilmente, per la stessa ragione per cui non possiamo fare a meno di misurare il tempo e tarare le nostre esistenze su quelle due malefiche lancette.

Convenzione.
Una parola che non riserva
mai nulla di buono.
O niente che le piaccia.

Intrecciava le dita attorno al bicchiere di spumante, mentre i rumori della festa scemavano e i pensieri nella sua testa guadagnavano decibel.
Uno stacco netto senza sfumature. Avrebbe senz’altro preferito un dj diverso alla consolle.

Gli altri si stavano già infilando nei loro cappotti.

La vista dei suoi amici tutti in fila davanti alla porta di casa, pronti ad andarsene, le proiettò in mente una visione.

Li vide lì, esattamente com’erano. Ognuno aveva qualcosa in mano.
La borsetta, la busta con i botti inutilizzati – che la vicina si era lamentata – i vassoi dei dolci della mamma…

Non seppe resistere alla tentazione di riempire idealmente quei contenitori che gli amici recavano in mano.

Ci mise dentro tutti gli episodi dell’anno appena finito di cui voleva liberarsi. Come se avesse bisogno dell’aiuto di qualcuno, per allontanarli per sempre.

Come uno che si trova una vecchia granata nel campo e deve chiamare gli artificieri.

Lei si porta via quella brutta storia con mia madre.
Lui quella brutta storia con mio padre.
Ci vuole un po’ di par condicio.
All’altro gli mollo quella faccenda irrisolta con la presunta migliore amica.
Quella là… si porti pure via la faccia da idiota del mio ex.
All’altra le do…

Quegli oggetti non erano abbastanza grandi per contenere tutto ciò di cui lei voleva sbarazzarsi. Ma l’immaginazione può tutto.

Con un paio di battiti di ciglia diede fondo ai ricordi scomodi. Pochi attimi.

– Noi ce ne andiamo. Buon anno!
– Buon anno!

L’ultimo chiude la porta.
Puff!
Giusto in tempo.

L’anno nuovo era già più leggero.

fonte: www.weheartit.com
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Silenzio.

Forse, era riuscita a mandar via pure il suo dj interiore. Quel cane che non sapeva mixare i suoni di fuori con i suoni di dentro.

– Allora, che facciamo?

Trasalì.

Non se n’erano andati tutti. C’era ancora lui.
Ovvio. Lui non era un ricordo scomodo.
Era proprio una presenza scomoda.

– Io e lei sistemiamo un po’ la cucina e poi si va a dormire.
Qui ci pensiamo da soli, va’ pure a casa, se sei stanco.

Garbato e laconico.
L’aplomb da perfetto padrone di casa non celava la sua fermezza.

– Ok. Fate i bravi voi due. Buonanotte e buon anno.
– Buon anno.

Silenzio. Questa volta per davvero.

Si ritrovarono a raccogliere avanzi, togliere piatti sporchi dal tavolo, svuotare posacenere.
Senza scambiarsi una parola.
Solo sguardi. Sorrisi. Scherzi.

Vista dalla prospettiva attuale, la festa di Capodanno sembrava un pretesto.
Una grande macchinazione ordita solamente per arrivare a quel momento: loro due, soli, così.

Senza dj ad alzare o abbassare il volume.
Loro potevano eseguire gli stessi passi di danza senza bisogno di musica.

Di lì a poco, crollarono sul divano.

Lei fissò la porta per un attimo. Esitando.

Infine, disse che sarebbe rimasta a dormire da lui, sul divano, come lui le aveva proposto.

Sì, dai, l’ultima sigaretta e ce ne andiamo a dormire.

Un braccio le cinse le spalle, inavvertitamente. Ricambiò l’abbraccio.
Sicura che quel gesto non potesse dare adito a fraintendimenti.

Del resto, i patti erano chiari da tempo.

D’un tratto, il calore confortante delle certezze si dissipò in un brivido di gelido disagio.

L’abbraccio era diventato pressante, arrogante.
Non ballavano più la stessa danza.

– Vorrei dormire. Sono stanca.

L’ultimatum velato e pacifico di chi vorrebbe essere perentorio ma teme il malinteso.

Le balzò in testa un passo de L’arte della guerra:

” La miglior vittoria è quando l’avversario si arrende di sua propria iniziativa, prima che vi siano davvero delle ostilità…
È meglio vincere senza combattere “

Ma non poté ricordare nessun aut aut celebre che avesse prodotto una risoluzione pacifica immediata.

Per tutta risposta, lui la ricoprì con una sassaiola di baci.
Perché le sembrarono proprio questo: una punizione. Non un dono.

Riuscì a liberarsi dalla gabbia di quell’abbraccio.

Prese le sue cose e si diresse verso la porta.

Determinata a metter fine al conflitto in fretta e senza drammi inutili.

Essere umani è
la nostra più grande colpa.
E l’unica prova
che possa scagionarci.

– Non te ne andare. Facciamo l’amore! Lo vuoi pure tu.
– Io lo voglio sempre. Tu solo quando sei confuso.

Lui la mise con le spalle alla porta.

Le si scagliò addosso con un desiderio tracotante e forzato.

Era posseduto da una profonda disperazione. Quella dell’insicurezza.
Che rende miserabile chi si àncora a certezze surrogate credendole vere, salde.

Lei capì che doveva fare qualcosa. Subito.
Prima che la situazione diventasse irrecuperabile.

Emise un grido.

– No!

Lo sentì risuonare per tutte le pareti del corpo e premerle sul cuore.

Il dolore rimbomba.

Lui si fermò. La guardò dritto negli occhi per un istante che sembrò durare tutti gli anni che avevano passato insieme.

Lei non gli diede tempo di dire nulla.

Raccolse da terra le sue cose, aprì la porta e se ne andò.

Il “no” di quella notte le suonò come la prima parola di senso compiuto che un bebé riesce a pronunciare tra i vagiti.

fonte: www.weheartit.com
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Con il tempo, “no” diventò il suo vocabolo caratterizzante.

Se vuoi fare questo lavoro, devi accettare le regole. É così che funziona.
No. Mi pare ingiusto.

Abbiamo deciso tutti insieme di fare questo. Va bene anche a te, vero?
No. Evidentemente, non è una decisione di tutti.

È tutto difficile, ma ci amiamo. Stiamo insieme!
No. È solo dolore inutile.

In quel modo non si può fare, però ti propongo questa alternativa.
No. Meglio non farlo, allora.

Non so se voglio una storia seria o fare sesso random.
Nel dubbio, ce la facciamo una scopata?

No. Tu sei bipolare.

Lei mi deve rispetto perché le do lavoro e potrei essere suo padre.
No. Il rispetto si guadagna con il rispetto, non le spetta per gerarchia.

Mi sono distratto e ti ho tamponato. Succede. Non sclerare!
No. Non “succede” che minimizzi invece di chiedermi scusa.

Ti va di vederci?
Ho 30 minuti da quando esco dall’ufficio prima di tornare da mia moglie. Trova un posto a metà strada, in campagna facile da raggiungere con l’auto ma lontano da occhi indiscreti. Porta una coperta così ci mettiamo comodi. Però posso stare poco, altrimenti…

No. Faccio da sola. Sono più veloce di qualsiasi sveltina, credimi.

Molti dicono che i suoi “no” siano un peccato di superbia o una mera forma di rigidità.

Forse hanno ragione.

Per lei, ogni “no”
è un atto di fede.
Il gesto coraggioso
di chi confida che
si possa fare di meglio.

Pare che chi ha avuto la pazienza e l’interesse di analizzare e comprendere i suoi “no”, successivamente, l’abbia sentita pronunciare molti “sì”.

 

Ah, la Regina della Pace
Fa sempre del suo meglio per compiacere
Ma a cosa serve?
Qualcuno, alla fine, deve perdere


Foto di copertina di Tiziana M. Photography
(tratta dal mio articolo Lavish Christmas)

Inizierai il nuovo anno con un Sì o un No?

Fammelo sapere in un commento!

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Regali di Natale per donne curvy (e non) dalla A alla Z

In cerca del regalo di Natale per la tua donna curvy (e non)?

In bocca al lupo.

No, non sono sarcastica! Lo dico perché spero che questo articolo ti sia d’aiuto.

Diverse persone – uomini in primis – mi hanno riferito delle loro difficoltà nel trovare un regalo per la loro donna/amica plus-size. Così, ho pensato che Fatty Fair Blog dovesse tendere una mano a tutte quelle persone che a ridosso del Natale brancolano ancora nel buio.

So che ti stai a rimbecillire per trovare regali originali per la tua lei tutta curve e hai la mia solidarietà.

So anche che il primo pensiero è di buttarti sulla moda curvy: l’abbigliamento è un settore molto gettonato, in effetti.

Ma non è il più semplice. Però ti so dare le dritte giuste.

C’è anche molto altro, persino a costo zero.

Puoi anche optare per un Natale non materialista.

Esistono persino idee regalo per Natale che idee restano (giuro).

Ho pensato a soluzioni per tutte le tasche, anche per quelli che “basta il pensiero”.

Però tu ci devi mettere il cuore, eh!

Non ci stai capendo nulla, lo so.

Ecco, allora, il mio abbecedario (scusa ma volevo usare questa parola da tanto) dei regali di Natale per la tua lei, curvy ma anche no.

P.S.: Ragazze! Vale anche come spunto per gli autoregali 😝

P.P.S.: Alla lettera C – D – R – S – T trovi i consigli più piccanti.

🎁 Lista dalla A alla Z dei migliori regali di Natale per la donna curvy 🎄

regali-natale-donna-curvy-per-lei
fonte: http://www.weheartit.com

– A –

  • ASCOLTO

Non è un regalo per lei e una punizione per te. In ogni relazione – amicizia, amore, parentele, lavoro – le persone si ascoltano e si cerca di cogliere il significato di ciò che dicono.

La superficialità lasciala per la pausa caffè o la serata in discoteca.

Nota Bene: l’ascolto non è relegato alle relazioni serie e non è in contrasto con la “leggerezza”. Anche la scopata di Tinder merita ascolto: è rispetto, è comunicazione, è la vita, baby.

  • AUTOSTIMA

Non scarseggia in tutte le donne curvy. Ma la mancanza di autostima accomuna molte persone, di qualunque sesso, taglia, estrazione sociale, quoziente intellettivo.

Se la tua metà si sminuisce, è insicura delle sue capacità, indecisa al momento di compiere delle scelte, non farle mancare mai il tuo supporto.

Falle notare i suoi pregi, aiutala a prendere coscienza di sé. Non devi essere falso, solo segnalare il buono che c’è in lei e suggerire – senza arroganza – soluzioni praticabili per gli aspetti negativi.

– B –

  • BACI (TANTI)

I baci sono i mattoncini che costruiscono l’intimità e l’intesa. Quando il bacio è una pratica assidua e piacevole, i benefici risultano evidenti: dall’alleviamento di stress e tensioni al rafforzamento delle difese immunitarie.

E se baciarvi non vi piace, risparmiate i soldi per l’analista di coppia: mollatevi! É un regalo di Natale pure quello, anche se “arriva” dopo.

  • BIGLIETTI PER UNO SPETTACOLO

Non conosci un tubo sull’universo curvy, la moda, né i gusti della tua lei in fatto di abbigliamento e accessori. Ma sai benissimo quali sono i suoi interessi: musica, teatro, danza, eventi, artisti.

Allora, fiondati a comprare i biglietti per un concerto, una mostra speciale, per lo spettacolo che sta bramando da tempo.

– C –

  • CALZE
  • CUNNILINGUS

Non vorrei spoilerare troppo, ma calze (autoreggenti) + cunnilingus è l’accoppiata vincente. Io te l’ho detto, poi vedi te…

Puoi trovare delle bellissime calze e collant curvy online su Donatella’s. Se lei ha molto senso dell’umorismo, osa con dei calzini divertenti, come quelli di Happy Socks.

Se vuoi fare il bravo scolaretto e imparare tutto sul piacere femminile – tipo come diavolo va trattata una vagina (lesson number one) – studiati questo: https://www.omgyes.com/

– D –

  • DIAMANTE
  • DILDO

Ciascuno a suo modo è un regalo estremamente impegnativo.

Quindi, non far cazzate!

Dildo e diamanti si regalano solo se sei sentimentalmente legato e impegnato con la donna curvy in questione. E convinto del tuo amore, soprattutto.

Altrimenti, ce li compriamo da sole, tranquillo.

– E –

  • EMANCIPAZIONE

In senso stretto o in senso lato, è d’obbligo in ogni caso.

  • EROS

Se hai studiato filosofia, non spetta a me dirti quanto sia mutevole e labile il significato della parola “eros”. Il bello è proprio questo.

Cosa è per te l’eros? E per la tua compagna? Si riconduce tutto al sesso oppure nella vostra percezione ha un respiro più ampio?

Se non hai una risposta, poni la domanda durante una distesa conversazione di coppia. Scopritevi.

E poi, non fate mai mancare l’eros nella vostra relazione, qualunque cosa rappresenti per voi.

– F –

  • FEMMINISMO

Questo è il vero must have di ogni maschio.

Io potrei riconsiderare la monogamia, per un uomo femminista.

  • FOLLETTO

La vita di ogni donna si divide in prima e dopo il possesso di un Folletto. Mi riferisco all’aspirapolvere, ovviamente. Costicchia, è vero. Ma se avete scelto di vivere insieme, è un ottimo investimento che si ammortizza egregiamente nel tempo.

A patto che lo utilizzi pure tu. Altrimenti, verrà usato contro di te come arma da combattimento.

Nel dubbio, proponi di stabilire dei turni equi per le pulizie. Non ci vuole una scienza, no?

– G –

  • GENTILEZZA

Sii gentile quando possibile. È sempre possibile – Dalai Lama

  • GINNASTICA DI COPPIA

Tra le cose più belle da fare in due c’è l’attività fisica. Sì, anche fuori dal letto. Se la tua donna curvy è appassionata di sport o le piace tenersi allenata di tanto in tanto, per sostenerla e darle motivazione (che fa sempre bene) proponile di fare degli esercizi fisici in coppia.

Su Work-out Italia trovi idee interessanti per costruire un circuito di allenamento da fare a casa o in palestra con la tua lei, come GAG, attività cardio e corpo libero.

Le discipline che danno profondi benefici anche alla psiche, oltre che al corpo, sono lo Yoga e il Pilates.

Se vuoi ravvivare l’intesa a letto, perché non fare insieme un po’ di ginnastica dell’amore? Allenate il pavimento pelvico con gli esercizi di Kegel e lavorate sul potenziamento della muscolatura.

Non siete per niente sportivi, ma volete pur iniziare? Cominciate con la camminata, dal trekking urbano alle passeggiate in campagna, oppure con il running. Ah, non dimenticare i corsi di ballo! 

– H –

  • HAIKU

Emozionata –

regalo di Natale

ammirevole

Questo è un Haiku (ma fa schifo perché l’ho scritto io): un componimento poetico in 3 versi (struttura 5-7-5 sillabe) di origine giapponese, capace di esprimere la saggezza e la sensibilità del Sol Levante.

Se la tua donna curvy è appassionata di poesia o scrittura, apprezzerà sicuramente un buon libro di Haiku come regalo! Magari da leggere insieme.

  • HOTEL

Per Natale, regala una notte speciale in un luogo intimo, con tutto ciò che serve per il relax e le coccole, come l’idromassaggio, magari la spa, o, semplicemente, la tranquillità.

Se ne hai abbastanza delle tende a fiorellini della vostra camera, o del televisore costantemente sintonizzato su Masha e Orso, prenota una bella camera d’albergo e fuggi con la tua donna curvy.

– I –

  • IDEE

Non ci si aspetta che tiri fuori idee a raffica come un mago estrae roba a caso dal cilindro. Ma se inizi ad essere propositivo, a mostrare inventiva e spirito d’iniziativa, il rapporto ne gioverà sicuramente.

Un’idea può essere la risposta alla fatidica domanda “Che mangiamo a cena?” (risposta top: “Cuciniamo insieme xxxx”), consigliare delle aziende a cui la tua lei può mandare il CV, proporre un’attività da fare insieme la domenica. Qualunque cosa, ordinaria o speciale.

Purché dimostri che ogni aspetto della vostra vita di coppia ti riguarda e ti interessa in prima persona.

Perché il 2 è sempre la somma di 1 + 1.

  • INTIMO

Un bel completino intimo o un negligé sexy è un regalo strepitoso per tutti e due.

Dove comprare biancheria intima curvy? Su Bonprix per non spendere un occhio o su Zalando se hai un budget più consistente.

– L –

  • LENZUOLA

E biancheria da camera in generale. É bello vedere il proprio uomo che si interessa all’arredamento del nido d’amore.

Ah, se sei uno di quelli che “gli animaletti disegnati sul piumone mi fanno passare la voglia”, a maggior ragione, alza il culo e compra un bel set per il letto. Sei ancora qui?!

  • LIBRI

Se la tua metà ama la lettura, ne sei sicuramente a conoscenza. In questo caso, le opzioni sono infinite, ma ricorda di basarti sui suoi gusti: autori e generi preferiti, edizioni da collezione, libri legati ai film che le sono piaciuti, manuali e testi di formazione sul lavoro o i suoi hobby.

Poi, c’è sempre quel piccolo consiglio hot che butto là: ma… una lettura erotica no?

A molte donne attira l’idea di leggere testi sensuali a voce alta insieme al proprio partner. L’offerta di libri erotici è vastissima, ma non scadere nell’Harmony.

Ti propongo un elenco di pietre miliari della letteratura Erotica.

Tra i libri suggeriti, posso garantire per Seta di Alessandro Baricco, Porci con le ali, Espiazione, Dracula, L’Amante (anche il film è bellissimo). No, 50 sfumature di grigio non l’ho letto, ma le mie amiche lo tengono tipo Bibbia. Chissà…

– M –

  • MENU ROMANTICO

Mettiamo che non sai proprio che pesci prendere, perché la tua donna curvy ha di tutto e non sapresti come soddisfarla ulteriormente. Che ti inventi per il regalo di Natale?

Una bella cena romantica, ecco cosa ti inventi. Non c’è bisogno che cucini tutto tu. Meglio evitare salmonellosi e intossicazioni alimentari, se non sei discreto ai fornelli. Almeno, però, cura l’ambiente.

Mise en place elegante, atmosfera avvolgente, abbigliamento consono.

Ti lancio un’idea: falle trovare sotto l’albero un biglietto ben curato fatto da te, a mano o con Canva, in cui le dai appuntamento per questa cena speciale. Si scioglierà all’istante.

  • MUSICA

Spotify, Deezer e ogni altro strumento moderno non potrà mai competere con la musica “materiale”: Cd, vinili, Dvd di concerti e live sessions speciali.

Se conosci poco la tua donna curvy, questo potrebbe essere un regalo di Natale di tutto rispetto che simboleggia la tua attenzione verso le sue passioni.

Se sei un musicista, potresti incidere per lei qualche traccia anche in maniera casalinga: ne andrà pazza.

E poi, non dimenticare che fino ai primi anni Duemila si andava di compilation fatte in casa: che ne dici di preparare qualche playlist romantica? O trasgressiva, perché no. 

Fare l’amore con la musica (giusta) è un fenomeno veramente affascinante.

– N –

  • NARRAZIONE

Ti ricordi quando da bambini ci raccontavano le favole? O quando in gruppo si faceva a gara a inventare storie?

Raccontare è un’abitudine primordiale dell’uomo, è qualcosa che fa parte della nostra natura. Inventa una o più storie e divertiti insieme a lei a raccontarle.

Può essere anche una storia a puntate o interattiva, permettendo a lei di intervenire sulla trama. É un gesto semplice che crea forte coesione.

  • NATURALEZZA

Sii sempre te stesso. Non c’è molto da aggiungere. Solo: non basare la tua e la vostra vita su una menzogna. Non essere troppo misurato, scegli la spontaneità. O non ti mostrerai mai per come sei realmente.

– O –

  • ONESTÀ  

Billy Joel cantava: “L’onestà è persino difficile da sentire. Ma è essenzialmente ciò che cerco in te”.

  • OUTLET

E se sei un inguaribile bugiardo, almeno sgancia la grana e porta la tua donna curvy a fare shopping all’outlet.

– P –

  • PARITÀ

Sotto molti aspetti, tu e la tua donna non sarete mai allo stesso livello. Perché la società e lo Stato non riconoscono la parità di genere.

Tu guadagni più di lei.

Se sei uno preciso e determinato, nessuno ti dice “stronza frigida”.

Non devi fare i conti con il rischio di licenziamento in caso di maternità.

Nessuno si aspetta che tu metta in secondo piano le tue aspirazioni per accudire la famiglia.

Ma, almeno nella sfera privata, avete la facoltà di instaurare un rapporto paritario.

Insomma, puoi cambiare la lampadina in cucina senza darti arie da Superman. Sapessi lei i salti mortali che fa lei per far tornar candide le tue mutande.

Che siate una coppia “tradizionale” o “moderna” (tra milioni virgolette) cercate il giusto equilibrio.

Se non foste una coppia, sareste autonomi e autosufficienti. Ma state insieme, quindi avete bisogno l’uno dell’altra. E ciò che ciascuno fa, pensa o dice merita uguale rispetto e apprezzamento. Fate squadra!

  • PRECISIONE

Un po’ regalo di Natale e po’ lista di buoni propositi per l’anno nuovo:

  • Non sgocciolare sulla tavoletta del WC
  • Chiudere sempre il barattolo del caffè che poi perde l’aroma
  • Rimettere a posto una cosa dopo averla usata
  • Pulire i fornelli prima che lo sporco diventi un tutt’uno con l’acciaio
  • Non disseminare panni sporchi per casa come fossero coriandoli a Carnevale
  • Pulire le scarpe prima di entrare
  • Raccogliere le cacche del cane in giardino
  • …….. continua la tua lista

– Q –

  • QUAGLIARE

Se c’è una donna curvy che ti piace tanto tanto e hai capito che pure tu piaci a lei, muoviti! É ora di quagliare!

Senza salto della quaglia, please. Questo sì che è un bel regalo di Natale!

  • QUOZIENTE INTELLETTIVO

Mostralo.

Ma non regalarlo. Altrimenti poi lo perdi. E lei si prende un altro.

– R –

  • RING

É l’anello per dare grande prova d’amore. Ed è inutile che faccia la pudica perché, tu che guardi YouPorn, l’hai scoperto sicuramente prima di me. Lo puoi comprare su My Secret Case.

  • ROBOT DA CUCINA

La vita di ogni donna si divide in prima e dopo il possesso di un robot da cucina. Sì, l’ho già detto per il Folletto, e allora? Che ci posso fare se è vero?

Non raccomando nessuna marca perché non sono fluente in economia domestica. Però se lo compri, prendine uno cazzuto.

– S –

  • SCARPE
  • SESSO SUPER

La lettera più difficile. Se riesci a far felice la tua donna curvy con un regalo di Natale che inizia per S, allora sei da sposare.

Ma anche no: da godere finché ce n’è, che poco non è.

Se tra voi c’è profonda empatia, buttati! E se non saranno fuochi d’artificio, apprezzerà lo sforzo.

Avvertenze: Arma a doppio taglio! Rinuncia a regalare scarpe e sesso super se non vuoi impegnarti emotivamente con lei. Quando percepiamo che un uomo ci capisce sin troppo bene, poi ci attacchiamo come sanguisughe.

– T –

  • THREESOME

In due è amore. In tre è una festa [cit.] Hai visto mai…

  • TRASPARENZA

Sincerità totale. Anche se la tua donna curvy ti chiede se ha il culo grosso. Basta saper dialogare ed esporre le proprie argomentazioni in maniera diplomatica, ma onesta.

Sii trasparente anche in merito alle tue paure, dubbi, preoccupazioni. Non vanno demonizzate, ma accettate e affrontate.

(Lettura consigliata: L’uomo di vetro di Vittorino Andreoli)

– U –

  • UMILTÀ

La superbia si preoccupa di chi abbia ragione. L’umiltà si preoccupa di che cosa sia giusto – Ezra Taft Benson

  • UTENSILI DA CUCINA

Se la tua lei non perde occasione per guardare le trasmissioni di cucina o cercare ricette, ha la passione per i fornelli. Per il regalo di Natale, vai di utensili da cucina!

Se scegli qualcosa di design, non dovrai nemmeno preoccuparti se quell’oggetto già ce l’ha, perché il tuo sarà più figo.

Anche i servizi di piatti sono una scelta molto raffinata, a patto che tu conosca perfettamente i gusti della tua lei. Sempre più spesso, chi ama mangiare, vuol farlo con un’apparecchiatura creativa.

– V –

  • VESTITO CURVY

Questa è un’ode ai vestiti per le donne curvy. Basta donne in carne o plus-size che si rifiutano di indossare i vestiti perché insicure del proprio aspetto! Bisogna solo sperimentare.

E una volta trovati i modelli ideali per il proprio fisico, vai di vestitini!

Sono tra i capi d’abbigliamento più sensuali per le donne formose o con i chili in più. A seconda del taglio, sono perfettamente in grado di mettere in risalto le parti più armoniose del corpo, nascondendo i punti critici.

Dal tubino ai vestiti ad anfora, dal taglio impero agli abiti con gonna ampia, ogni donna curvy può sentirsi affascinante e valorizzata, in pace con il proprio corpo. 

Se vuoi iniziare la tua amata donna curvy al mondo degli abiti plus-size ideali per le forme morbide, apri tu stesso le danze regalandole un vestito per Natale.

Così le permetterai anche di capire se i vestitini sono nelle sue corde: finché non prova, non potrà mai saperlo.

Qui trovi un elenco di marchi e e-commerce dedicati all’abbigliamento per taglie comode. Ma se hai poco tempo per cercare in giro, vai su asos.com: una vera e propria ancora di salvezza.

  • VIAGGIO

Non c’è bisogno che lo dica io: se hai la possibilità, metti sotto l’albero un bel viaggetto e chi s’è visto, s’è visto.

– Z –

  • ZELO

Parola bellissima, che racchiude due significati: ardore e cura. Utilizzalo ambo i sensi.

  • ZENZERO

Trovare parole con la Z è un’impresa, cavolo! Accontentati.

Il prossimo Natale, me lo scrivi tu l’alfabeto dei regali.

Voglio proprio vedere…

Ok, scusa. Non volevo fare l’acida. In realtà, questo lemma ha un perché.

È dedicato a un tipo.

Uno con la R moscia. 

Mi mandava il cervello in tilt quando pronunciava la parola “zenzero”.

Sono una feticista perversa, lo so.

Insomma, lui sarebbe proprio un bellissimo regalo di Natale.

Ma è uno stronzo maschilista.

Quest’anno – come ogni anno – il regalo di Natale io me lo scelgo da sola 😁

regali-natale-donna-curvy-per-lei
fonte: http://www.weheartit.com

Parte di questo alfabeto dei regali di Natale per donne curvy e non solo è andato on line sul mio account Instagram: a fine novembre ogni giorno ho pubblicato dei video con alcuni consigli per il regalo di Natale.

Chi si è perso le mie story di Instagram (perché dopo 24 ore si autodistruggono!), può recuperare tutti gli “episodi” in questo video YouTub


Foto di copertina di Tiziana M. Photography
(tratta dal mio articolo Lavish Christmas)

[ Disclaimer: post non sponsorizzato ]

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